L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Live Report: Saxon

Rockcult Extreme Fest

Bari 

15 Marzo 2014

testi e foto di

Un festival di codeste proporzioni è merce rara nel Sud Italia. Proprio per questo motivo il pubblico risponde presente con una buona partecipazione, affluendo alla spicciolata sin dal primo pomeriggio. Invero, le bands apripista svolgono unicamente tal ruolo, cosicché i brutal metallers Human Devastation ed i Motherly Sin si esibiscono davanti agli usuali quattro gatti. Va meglio ai Symbolic, autori di una prova di gran compattezza ed ottima nella performance strumentale, che ha il gran merito di risvegliare gli astanti, parimenti alle bordate di immane violenza elargite dai foggiani Neka. L'audience, ora sufficientemente riscaldata non aspetta che esplodere. E ci pensano gli Housebreaking a dar fuoco alle polveri, provocando il primo pogo della serata. Giovandosi delle forze fresche di una line-up rivoluzionata, sfoderano infatti una performance selvaggia erigendo un maestoso muro thrash-death-groove su cui si arrampica il ciclopico nuovo frontman, fra movenze da psicotico ed una voce che pare uscire dalle catacombe. L'infausto compito di dar seguito a questo leit motiv spetta agli Onicectomy, che puntano su growl bestiale e sfuriate tremende, diversamente dai Tales Of Deliria, più attenti all'aspetto tecnico e visti meglio in altre occasioni. Il livello sale ulteriormente con i Cancrena, sorta di figli illegittimi di Pantera ed Extrema, che tengono il palco in maniera eccellente sfruttando canzoni trascinanti e talune divertenti trovate sceniche (la mega bottiglia di birra personalizzata). Salutati da un boato fanno poi il loro ingresso in scena gli Asphyx, veterani della scena death metal europea ancora sulla breccia. Martin Van Drunen resta uno dei migliori growler in circolazione, sia nei brani recenti che in quelli remoti, facendo presa istantanea sui presenti in un tripudio di chiome al vento ed headbanging furioso. Degno antipasto per i Sodom, autentici padrini della scena estrema continentale, insensibili allo scorrere del tempo, vista la forma di cui godono. Guidati da quel monumento chiamato Tom Angelripper, degnamente spalleggiato dal sempre sorridente Bernemann, sparano a raffica i loro intramontabili classici: "In The Sign Of Evil", "Agent Orange", "Fuck The Police", "An Eye For An Eye", l'immancabile cover dei Motörhead "Iron Fist". Lasciando alla fine tutti sfiniti, ma felici. Un festival indubbiamente riuscito, sia come riscontro di presenze che per quanto riguarda l'organizzazione. Peccato soltanto per quel Robocop della security che ci ha più volte impedito, immotivatamente, l'accesso al pit dei fotografi (salvo poi decidere a suo insindacabile giudizio chi dovesse entrare: le colleghe di sesso femminile, casualmente, erano ben accette). Non sarà comunque l'arroganza di un armadio a due ante a rovinare il ricordo di un riuscitissimo evento per il quale auspichiamo lunga vita.