L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Live Report: Gli Atroci

GHOST B.C.

Orion, Roma

7 Giugno 2013

Ecco arrivare finalmente il 7 giugno, già segnato da tempo sul calendario come la data che ci vede al nostro primo appuntamento romano con gli svedesi Ghost. La band si forma di cinque "Nameless Ghoul" a spalleggiare il leader Papa Emeritus, e la cornice nella quale li incontriamo è quella del tour promozionale per la loro seconda fatica, "Infestissumam", uscito lo scorso aprile. L'apertura è affidata alla title track, Infestissumam, ben accolta da un pubblico non ancora propriamente "caldo". A rendere l'atmosfera familiare -trovandosi anche nel nuovo disco, oltre che in scaletta- in ordine, esattamente dopo Infestissumam, arriva Per Aspera ad Inferi, le cui melodie gettano le basi per un energico ritorno al primo disco, Opus Eponymous, sulle note di Con Clavi Con Dio, seguita da Prime Mover e Elizabeth. Con Secular Haze e Body and Blood c'è un ritorno al nuovo fino a Stand by Him che subito lascia il posto a Death Knell. Seguono Satan Prayer, Genesis e Year Zero. Il cerchio viene apparentemente chiuso con Ritual. Breve uscita di scena e qualche attimo nel buio prima dell'encore, affidato a Ghuleh/Zombie Queen e a Monstrance Clock a sedare gli animi e accompagnarci verso la fine dello show. Nel complesso, la band ha concentrato in un'ora abbondante una buona performance, fedele alle aspettative e all'immagine che finora il gruppo ha dato di sé. Atmosferici ma lineari, i Ghost del live non sono i Mercyful Fate degli anni '80, bensì un gruppo probabilmente più misurato di quanto si pensi. I sei componenti, con il proprio anonimato, riescono a concentrarsi sul loro ruolo musicale all'interno della band, anche grazie al semplice standing e alla stessa scelta concettuale, i quali costituiscono già, senza troppo sforzo, un efficace motivo di curiosità e idealizzazione da parte del pubblico. Ultimo ma non per importanza, si aggiunge la valida proposta musicale, a fare dei Ghost una band di cui tener conto, capace in studio come sul palco.