L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Gotthard

GOTTHARD + Planet Hard

Alcatraz, Milano  

25 Novembre 2012

di

I Gotthard erano sull'orlo dello scioglimento solo due anni orsono, chiaramente dilaniati dalla perdita di uno degli elementi principali: un terribile incidente ci aveva portato via Steve Lee ed era difficile pensare di andare avanti senza di lui. Poi pian piano la voglia di tornare su di un palco ha preso piede, e, trovato un cantante di buon valore, seppur sconosciuto come Nic Maeder, svizzero come loro, ma per lunghi anni residente in Australia, si é ripresa una strada compositiva, fino a risorgere come la fenice dalla cenere, con l'uscita del ri-debut "Firebirth". Oggi finalmente, dopo le prime uscite durante i festival estivi, è il momento per i Gotthard di avere spazio tutto per loro per portare in tour lo spettacolo e l’energia cui eravamo ben abituati, oggi serviti in un’inevitabile altalena di emozioni forti. Ultima data del tour europeo è proprio Milano, Alcatraz, palco piccolo, preso d'assalto dai fan italiani.

Premessa. Dopo un po’ di trambusto dovuto alle code di accesso non proprio ben indicate, l’assenza del photo pass promesso in biglietteria, ok, non ci saremo capiti, entriamo finalmente all’Alcatraz. E, a completare il quadro, quando arrivo alla cassa del bar e fra me e me, a voce alta, mi parte una piccola imprecazione alla vista dei prezzi delle consumazioni -quando vedi “bicchiere d’acqua 2 euro”, qualcosa….- e l’addetto minaccia di chiamare la sicurezza (!!!) capisco che non si è partiti con il piede giusto. Sarà che ci siamo abituati bene, andando spesso oltreconfine e certe cose con Bologna Rock City non succedevano… per fortuna dopo poco comincia a parlare la musica ed è meglio.

Alle 19.45 è il turno della band di apertura, i PLANET HARD. Il pubblico è già abbastanza numeroso in sala, e già abbastanza accalcato sotto il palco. I milanesi giocano poi in casa e chiaramente sfruttano un po’ il “fattore campo”, seppur i suoni non siano proprio i migliori e questo non giochi proprio a loro favore. Il set è piacevole, ma forse manca quel guizzo in avanti che ci avrebbe fatto ricordare qualcosa di più di quest’opening act, il pubblico è scaldato il giusto, ma la sensazione non è del tutto soddisfacente.

Alle nove in punto -precisi come un orologio svizzero- sul palco si spengono le luci e finalmente è il turno dei GOTTHARD. Il pubblico ha riempito oramai quasi ogni angolo dell’Alcatraz e l’atmosfera è bollente. Un po’ a sorpresa l’inizio del set non è dedicato a pezzi dell’ultimissimo arrivato “Firebirth”, bensì al ritorno al passato, con “Dream On” e la travolgente “Gone Too Far”. A fianco degli svizzeri troviamo oggi un nuovo tastierista, al posto dell’usuale Niccolò Fragile, ovvero Ernesto Ghezzi, che ben si è integrato nella band e fa il suo sporco lavoro seppur relegato in un angolo. Ma ciò che da subito si avverte nell'aria è un incondizionato supporto per il nuovo arrivato, Nic, che se ben si comporta sul palco, e mostra di aver già catturato la simpatia dei fans. Rispetto allo Sweden Rock, dove lo avevamo visto ancora forse un po' 'legato', stasera mostra di aver sfruttato tutte le date del tour e i festival estivi per entrare al meglio nel gruppo e la sua presenza sul palco si fa sentire molto di più. Le recenti "Starlight" e "Remember It's Me" sono la rampa di lancio per il concerto e qui Nic inforca anche la sua chitarra. Ma il tuffo nel passato è nuovamente tema dominante dello show, che torna subito sulle storiche "Sister Moon" e "Hush", con un pubblico sempre più coinvolto e caldo. La band si defila e tocca al solo Nic fronteggiare il pubblico nella doverosa e toccante dedica a Steve Lee, accompagnato solo dalla tastiera, ecco "One Life One Soul" accolta da un lunghissimo, infinito, applauso rivolto a Steve. Alcuni hanno lasciato forse scendere una lacrimuccia, anche i membri della band si emozionano in questo momento, ma è già tempo di andare avanti, con la potenza di "The Story's Over" e della molto meno recente "Fist In Your Face". Come in ogni concerto dei Gotthard che si rispetti è il momento di sfumare l'atmosfera in un angolo acustico, che oggi trova posto appena dopo il movimentato assolo di batteria. Così si attraversa un crescendo che, partendo da "Fallen", attraversando "Tell Me", arriva fino a "Heaven" che mette ancor più in evidenza la notevole prestazione vocale da parte del nuovo arrivato. Quando Nic introduce "Mountain Mama", altra vecchissima hit, Leo Leoni inizialmente, scherzando, intona qualche riff degli AC/DC e l'inizio di "Burn" dicendo di non ricordarsi com'è l'introduzione, prima di mettersi a fare sul serio. Siamo quasi ai titoli di coda, quando il ritmo incalzante di "Lift U Up" pervade la sala scatenando i presenti e accompagnandoci fino alla prima uscita di scena. Manca ancora qualcosa per rendere contenti i presenti che così rumoreggiano, finché Leo- assoluto mattatore del palco questa serata, il tutto amplificato dalla sua magnetica simpatia- torna in scena e inizia il suo assolo e dopo aver chiesto un po' di luci rosa sfodera anche il tema della "Pantera Rosa". "Master Of Illusion" e l’immortale hit "Anytime Anywere" chiudono la serata, almeno apparentemente, la band saluta, ma il pubblico, che applaude lungamente, non è ancora soddisfatto del tutto, si chiede a gran voce una ‘one more song’, e gli svizzeri regalano un nuovo rientro in campo per la conclusiva "Top Of The World". Il saluto finale è calorosissimo e meritato: abbiamo leggermente sforato il programma arrivando a un set di quasi due ore, ma il tempo è volato! Si è trattata di una prestazione eccellente, piena di energia, che ci ha fatto capire per bene che, nonostante la mazzata enorme di un paio di anni fa, è stata giusta la scelta di andare avanti, bentornati Gotthard, lunga vita ai Gotthard!

Le porte si aprono e possiamo uscire sulle strade della piovigginosa e grigia Milano, per fare ritorno a casa a tardissima ora, ma sicuramente rinfrancati da un concerto che ci ha definitivamente riavvicinato ai Gotthard dopo il difficilissimo dopo-Steve.