L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Hardcore Superstar + Buckcherry

HARDCORE SUPERSTAR + BUCKCHERRY + VENREZ

Estagon, Bologna 

16 Novembre 2013

testi e foto di

 

Quando la scorsa estate era stato annunciato questo tour, e le ben tre date in Italia, di sicuro molti avevano segnato sul calendario questo week end, vero e proprio evento dell'anno. Certo, forse non per gli Hardcore Superstar, presenza fissa nel nostro paese, con cadenza più o meno annuale, ma per l'accoppiata formata con i californiani Buckcherry, nome che il pubblico italiano aveva tanto atteso, invano, per tanti lunghissimi anni annullati quando qualcuno pensava almeno di vederli in festival (vedi Sonisphere 2011). Scelta la data centrale, comoda logisticamente e piazzata di Sabato, all'Estragon di Bologna, arriviamo in loco nel tardo pomeriggio attendendoci folle già viste (ricordiamo in particolare qui una Glam Fest con gli HCSS da quasi sold out nel 2009), e invece il parcheggio è ancora semideserto e la fila all'ingresso, pur presente, non è così affollata, ma forse è ancora presto, sono da poco passate le sette. L'apertura delle porte è poco dopo, e, in attesa che l'ingresso torni sgombero per un accesso più agevole, c'è il classico appuntamento con il paninaro all'esterno prima di fare l'ingresso nel locale bolognese.

 

Ad aprire le danze tocca ai VENREZ, sconosciuti ai più, guidati da un certo Steven Berez, non certo più giovane di belle speranze così come i suoi compagni di viaggio, quanto maturo vocalist con passato da produttore e giornalista, accompagnato dai non certo incredibilmente noti, Alex Kane (già con Life Sex and Death e Marky Ramone's Blitzkrieg), Michael Bradford e Ed Davis (già visti con Juliette Lewis). Il problema principale però, al di là dell'energia del chitarrista Kane, è nella proposta musicale, che poco si adatta alla serata, un rock classico ma abbastanza cupo, lento e poco adrenalinico, così come i compagni di palco dopo ci daranno a vedere, così molti preferiscono starsene in zona bancone del bar e seguire a distanza. Non ci convincono appieno e non scaldano troppo gli animi dei presenti pur non essendo alle prime armi. Rimandati.

 

Dopo un buon cambio palco, la sala nel frattempo si è animata ben più che a inizio serata, raggiungendo il livello di pubblico nelle attese, quando tocca ai BUCKCHERRY. Chi scrive li aveva visti all'opera allo Sweden Rock un paio di anni orsono, però l'atmosfera, in pieno pomeriggio, sotto la pioggerellina, su di un mega palco e con il pubblico distante miglia da loro, non era delle migliori, così come le sensazioni, così le attese per stasera erano altissime. Hanno in fondo lo stesso tempo a disposizione degli Hardcore Superstar, trattandosi di co-headliners e la sala si scalda velocemente, quando sparano in apertura la loro hit forse più cara e di cui ancora ricordo l'esplosione in radio ai tempi dell'uscita del loro debut: "Lit Up" incendia l'Estragon con la sua energia. Ma tutto questo entusiasmo non è sinceramente ripagato da uno show veramente all'altezza: sì certo Josh Todd è un signor personaggio, perfetta rockstar, con un grande magnetismo fa capolino sul palco mostrando al mondo i suoi infiniti tatuaggi, e, pur non impeccabile vocalmente, riempie la scena, ma è troppo one man show, offuscando il resto della band. Che sì si da fare (su tutti l'esotico chitarrista Stevie D), ma non dà ai presenti l'apporto che ci si aspetta. Sarà anche che nel frattempo Todd ha perso per strada tutti i compagni di avventura che avevano creato con lui i Buckcherry, se si esclude il fido Keith Nelson, perdendo anche un po' dello spirito originario, sia pur con ottime uscite discografiche. Anche una scaletta con momenti scialbi a rompere il ritmo non aiuta, e così pur raccogliendo facili e ampi consensi sulle esplosive "All Night Long", "Gluttony" o "Crazy Bitch", i californiani sfigurano abbastanza oggi, soprattutto se paragonati agli svedesi con cui dividono il palco, sarà forse che ci ricordiamo ancora bene la potenza deflagrante di rabbia verace del debutto nell'ormai lontano 1999… Dilusione!

 

E' così con piacere quasi inaspettato che accogliamo ora i "soliti" HARDCORE SUPERTAR, che sono anche evidentemente i più acclamati dai presenti in sala. Questa volta tornano a distanza di diversi mesi dalla pubblicazione dell'ultimo lavoro in studio "C'Mon And Take Me" e la scaletta ne è chiaramente infarcita, su tutte le potenti "One Hot Minute" e "Above The Law", ma non mancano le "solite" "Wild Boys", "Kick On The Upperclass" o la ancor più antica "Someone Special". L'energia che sprigionano dal palco gli svedesi è enormemente maggiore, con il solito Jocke in grande spolvero che prende per mano tutti i presenti accompagnandoli per tutta la durata, da frontman di classe ed esperienza qual'è, ben coadiuvato dall'oramai perfettamente integrato Vic Zino. Il tutto è chiaramente ben ricompensato da una grande accoglienza da parte del pubblico in questa che oramai da alcuni anni è la loro seconda patria, e dire che meno di dieci anni orsono ce li ricordavamo in piccoli locali non proprio strapieni! Certo la scelta di portare sul palco, nella prima encore il lentone "Run To Your Mama" è forse azzardata, anche se il compito ottimamente portato a termine sempre da Jocke, che fa rifiatare la band poco prima del gran finale, con la devastante "Last Call For The Alcohol" dove alcune incredule fans delle prime file sono invitate sul palco a cantare con loro, e l'immancabile "We Don't Celebrate Sundays" cantata da tutti i presenti a lungo a porre fine alle ostilità. Un altro grande show, anche se per essere critici fino in fondo, stasera ad esempio non abbiamo visto proprio il solitamente eccentrico Adde, nascosto quanto mai dietro la sua batteria e qualcuno avrebbe pensato di rivedere i Buckcherry con loro sul palco per chiudere in modo memorabile la serata. Ma le luci si spengono e comincia la serata "disco" dell'Estragon prima che tutto ciò accada, forse anche noi, a forza di vederli ci aspettiamo sempre qualcosa di più da loro! Fatto defluire un po' i presenti, anche noi ci approssimiamo all'auto per il veloce ritorno a casa, nella mente c'è sì una bella serata, forse mai più ripetibile, ma forse le attese erano così alte e qualche delusione c'è stata: speriamo di aver modo di ricrederci presto in una prossima futura calata italica, soprattutto per quanto riguarda i californiani!