L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Iron Maiden

IRON MAIDEN + TRIVIUM

O2 Arena, Londra (Inghilterra) 

6 Agosto 2011

Ultimissima data del “Final Frontier Tour”, iniziato nel 2010, e che va a concludersi con una manciata di date in Gran Bretagna, riportando a casa Iron Maiden e crew dopo trionfali concerti in giro per il globo (non a caso la maglietta speciale per il tour britannico è intitolata “Coming Home”, con Eddie davanti al Tower Bridge). L'O2 Arena in quel di Greenwich, già nota come Millennium Dome, accoglie fin dal pomeriggio sotto la sua imponente cupola fan giunti un po' da tutta Europa, tanto che non è difficile incrociare nutrite schiere di connazionali. La location è studiata per offrire divertimento a 360°, non mancano quindi pub, ristoranti, e anche un museo dedicato al rock inglese davanti al quale fa bella mostra di sé l'Eddie originale del “Somewhere Back In Time Tour” del 2008. Se il 5 gli opener erano i Dragonforce, oggi tocca ai TRIVIUM; gli americani si rendono protagonisti di una buona performance, sicuramente migliore di quella sempre di supporto ai Maiden in Italia nel 2006. Il singer-guitarist Matt Heafy si disimpegna bene nel cantato pulito, meno nel growl, ma si muove molto alternandosi ai vari microfoni dislocati su tutto il palco. La band è compatta, grezza nel sound ma grintosa nell'attitudine. Viene eseguito anche qualche brano da “In Waves”, recentissimo album in uscita in UK proprio il lunedì successivo. Come detto dallo stesso Heafy, l'Inghilterra è stata la prima nazione che ha reso popolare la band, ed effettivamente il pubblico apprezza, frange di pogatori si danno da fare ed in generale la partecipazione è discreta per una band di supporto così diversa dagli headliner; per tutti gli altri presenti, una buona mezz'ora di riscaldamento o il tempo per l'ennesima birra. Dopo vari festival estivi possiamo goderci gli IRON MAIDEN in un'atmosfera più raccolta (si fa per dire, l'arena contiene 15000 spettatori ed è ovviamente esaurita); “Doctor Doctor” d'ordinanza, intro “Satellite 15” con immagini proiettate sugli schermi e poi via con “Final Frontier”, opener meno efficace di altre ma non per questo Dickinson rinuncia alla classica entrata con corsa e salto a sorvolare le casse spia. L'audio e ottimo, il fatto di trovarsi al chiuso permette di godere in pieno dei giochi di luce e la prestazione dei sei è come sempre esemplare. L'unico che non sembra al top è proprio Bruce, che sui brani più impegnativi come “Talisman”, o “The Evil That Men Do” e “Hallowed Be Thy Name”, rinuncia a raggiungere le abituali vette, e nella seconda parte di show sembra limitare le sue celeberrime corse sul palco; nonostante ciò, però, anche al 70% della forma nel complesso surclassa la quasi totalità dei cantanti terrestri. Forse perchè ero posizionato nella loro zona, mi sono sembrati particolarmente in palla Steve Harris e Janick Gers, quest'ultimo a tratti letteralmente indemoniato ma capace di piazzare assoli decisamente puliti quando necessario come in “Dance Of Death” e “Blood Brothers”. La scaletta è la stessa delle precedenti date, e gli altri quattro estratti da “The Final Frontier” non sfigurano vicino ai classici della band. Nessuna sorpresa in programma nonostante si tratti del concerto di fine tour, non l'ultimo come ci tiene a spiegare il singer: “Dato che il nostro disco è arrivato al primo posto in 23 nazioni, abbiamo un buon motivo per farne un altro!”. Le due ore volano fino a “Running Free” dove la partecipazione del pubblico raggiunge l'apice con una “ola” che si forma sulle tribune dell'arena; termina la canzone e Dickinson raccoglie ed indossa dei buffi berretti e occhiali da sole colorati lanciati sul palco ed insieme ai compagni saluta senza particolari convenevoli la folla festante. Si riaccendono le luci e sulle note dell'outro “Always Look On The Bright Side Of Life” si forma un gigantesco girotondo, che unisce non solo simbolicamente i fan dei Maiden presenti all'evento. Dirigendosi verso l'uscita, file di teenagers in minigonna sono in coda all'ingresso dei locali da ballo presenti nell'arena; il look e il sudore post concerto scoraggiano l'approccio ma la vacanza in Inghilterra dura ancora qualche giorno, ci saranno occasioni per rifarsi.