L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Manowar

MANOWAR

Brixton Academy, Londra (Inghilterra) 

5 Novembre 2011

Dopo sedici anni di assenza dal suolo britannico e un singolo concerto presto esaurito lo scorso marzo in quel di Birmingham, i tempi sono maturi per un vero e proprio tour dei Monarchi del Metal nel Regno Unito. Poiché la data londinese cade di sabato, si fa in fretta a preparare un blitz di 24 ore; con altri brothers and sisters partecipanti all'avventura lasciamo una Torino piovosa ai limiti dell'alluvione per una Londra grigia ma con il cielo che rimarrà incredibilmente asciutto per tutta la giornata. Dopo la classica foto a cavalcioni sui leoni della Nelson's Column, raggiungiamo Brixton verso le 18 e già centinaia di persone sono in coda in attesa dell'apertura delle porte. Primissimo, attaccato alle transenne, il gigantesco bulgaro campione di braccio di ferro immortalato in ogni dvd della band. Come sempre, però, un po' tutto il mondo è rappresentato, a maggior ragione in una città come la capitale britannica; tanti sono infatti i fan dei Kings che qui vivono e si sono recati al concerto. Non può sfuggire la copiosa presenza di connazionali, non solo dal punto di vista numerico, ma anche per i continui cori che i nostri scatenano; tra ovazioni e accenni di canzoni da “Carry On” al “Nessun Dorma”, le ore di attesa passano quindi abbastanza in fretta. Ed ecco che alle 21 i quattro partono all'assalto con Manowar, dopo la quale viene eseguito l'album “Battle Hymns” nella sua interezza, escluso l'assolo di basso “William's Tale”. Il suono è portentoso ma nitido, poiché mi trovo nelle primissime file proprio davanti a Joey De Maio le orecchie sono un po' triturate dal basso ma si distinguono chiaramente anche gli altri strumenti. E' un susseguirsi di emozioni fino alla dirompente title-track, acclamata a gran voce dai presenti. L'esecuzione dei pezzi è precisa, Hamzik attento, Logan al solito un po' distaccato e De Maio sornione lancia occhiate minacciose. Su tutti Eric Adams; il capello molto più corto lo invecchia decisamente ma la voce e l'intensità con cui interpreta i brani sono come sempre magistrali; potendolo osservare da pochi metri si può notare la mimica facciale che ben esprime l'enfasi con la quale si cala tra musica e testi, nonché degli spettacolari pantaloni di pelle. Per l'occasione non può mancare “Hail To England”, dopo la quale viene annunciata una pausa. Si riaccendono le luci per circa 10-15 minuti; vero che la Academy sembra un teatro, con balconate e colonne cinte da edera ai lati del palco, però tale scelta a mio parere spezza l'atmosfera del concerto. Ne ignoro i motivi, certo che se c'era bisogno di rifiatare un bel discorso di Joey avrebbe comunque mantenuto vivo l'entusiasmo. Si riprende con una manciata di brani pescati dagli ultimi album; bene le anthemiche “Brothers Of Metal” e “Call To Arms”, meno incisive le veloci “Hand Of Doom” e “Thunder In The Sky”, dove persino Adams sembra prendersi una pausa. Forse in previsione di un finale che manda in visibilio il pubblico della Academy, dove nelle prime file si poga e ci si dà al body surfing; dopo “Hail And Kill” e “Warriors Of The World”, Hamzik attacca erroneamente in doppia cassa, i quattro si guardano tra loro e alla fine viene suonata “Kings Of Metal”, prima che “Black Wind Fire And Steel” ponga fine alla battaglia, con De Maio che regala le corde del suo basso alle ragazze delle prime file mimando con inequivocabili gesti del bacino quello che desidererebbe fare con loro terminato lo show. Le luci si riaccendono sulle note dell'outro a sorpresa “Army Of The Dead”; è il momento dei saluti, alcuni volti ormai sono noti dopo anni di concerti in giro per l'Europa e ci si dà appuntamento ai festival estivi, mentre alcuni ragazzini inglesi vengono a congratularsi per il concerto! C'è tempo ancora per qualche ora in giro per Soho, alla ricerca di birra di contrabbando, dato che i pub sono chiusi e ai chioschi è proibito vendere alcolici dopo le 23, dopodiché all'alba si riparte per l'Italia. Gli inglesi hanno atteso sedici anni, speriamo che da noi si debba pazientare un po' meno.

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