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Live Report: Manowar

MANOWAR

Sant Jordi Club, Barcellona (Spagna) 

13 Ottobre 2012

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Come passare in poche ore dallo sgomento per un concerto cancellato al trionfo per una esibizione appagante. Venerdì 12 ottobre in serata, sulla pagina Facebook dei Manowar, viene comunicato che le restanti date spagnole di Barcellona e Madrid sono annullate per non meglio specificati problemi tecnici. Si invitano i possessori dei biglietti a chiedere il rimborso e si dà appuntamento alla data di Parigi. Annuncio allarmante e anche poco tempestivo, dato che io stesso l'ho saputo per caso durante la notte, incontrando alcuni tedeschi per le strade della capitale catalana. La lettura delle webzine spagnole però è confortante, anche se non se ne conoscono i motivi la cancellazione sembra improbabile, cresce l'ottimismo e nel primo pomeriggio gli show vengono ufficialmente confermati. Non resta quindi che tirare un sospiro di sollievo e recarsi con calma sulla collinetta del Montjuic, dove di fianco allo Stadio Olimpico si trova il Sant Jordi Club, depandance di circa 2000 posti della ben più grande arena Sant Jordi. Se si paventava una scarsa vendita di biglietti, le malelingue vengono messe a tacere da una buona affluenza; sorprenderà invece la distaccata partecipazione del pubblico, a tratti immobile, tanto che senza lavorare molto di gomiti risulterà facile arrivare a ridosso della transenna. Nei minuti che precedono lo show si ode in filodiffusione la voce di Loreena Mc Kennitt; se ricordo bene la stessa cosa è successa al Gods Of Metal, evidentemente De Maio è un suo fan. Sono le 21.45 quando finalmente si spengono le luci e la band sale sul palco con il consueto impeto. Chissà se l'incertezza delle ultime ore ha gasato anche loro; i Kings sono decisamente pimpanti, tanto che quando viene annunciato l'assolo di Karl Logan, dopo sole quattro canzoni, è quasi un peccato spezzare il ritmo. La performance del chitarrista comunque è abbastanza sintetica e dopo “Brothers Of Metal” trovano spazio due dei pezzi forti della serata, “Mountains” e “Thor”. Accanto ai grandi classici più o meno previsti, si collocano nuovi episodi come “Expandable”, Hail, Kill And Die” e “El Gringo”, durante la quale vengono proiettati spezzoni del film omonimo. I brani di recente pubblicazione, comunque, non sono l'unica novità di questo tour. Lo stage ha una nuova impostazione, la batteria è rialzata e sotto di essa si trovano gradoni scalati di tanto in tanto da Adams e De Maio, mentre sul fondo e ai lati quattro schermi proiettano copertine di album passati, fiamme o immagini del pubblico. Nuovi anche i costumi, se vogliamo unica nota dolente della serata; il look militaresco poco si addice ai sovrani del metallo, pantaloni con le tasche laterali che non ho mai voluto neanche quando erano di moda 15 anni fa e gilet a metà tra giubbotto antiproiettile e salvagente, non possiedono minimamente il fascino di pelle e cuoio. Speriamo che Joey De Maio rinunci a fare lo stilista, e che continui invece a fare il capo popolo come solo lui sa fare. Prima di una terremotante “Fighting The World”, il bassista si presenta sul palco sventolando una bandiera catalana e proprio in catalano arringa la folla invitandoci tutti quanti a rimanere uniti sia nella gioia, sia nella battaglia contro i nemici dell'Heavy Metal. Discorso tutto sommato corto, se paragonato per esempio a quello del Gods Of Metal, e spazio alla musica, con i nostri che quasi allo scoccare della seconda ora di concerto sono capaci di infilare una paurosa “Hail And Kill”, seguita da “House Of Death” e dalle nuove “Manowarriors” e “The Lord Of Steel”, con Adams prepotente a ruggire su ogni nota. E' passata ormai mezzanotte quando i quattro ripartono con “Warriors Of The World”; De Maio e Adams si scambiano qualche occhiata indicando una persona a bordo palco, al momento del break centrale De Maio interrompe la canzone per ringraziare pubblicamente il promoter spagnolo che ha lavorato duramente tutta la notte per rendere possibili i concerti precedentemente annullati. Simpatico siparietto tra Logan e Adams, che necessita della giusta tonalità per riprendere la canzone nella parte arpeggiata, e poi consueto finale con la rabbiosa “Black Wind Fire And Steel”. Trasferta ripagata in pieno da una prestazione dirompente, con i nuovi brani che in sede live si inseriscono bene tra i classici del repertorio. Occasione per rivedere qualche vecchia faccia, dato che ormai i concerti dei Manowar si trasformano in una rimpatriata tra fedeli provenienti da varie parti del mondo. L'energia accumulata è ancora tanta e per smaltirla non resta che recarsi al party after show nella discoteca Bunker, locale piccolo ma carino dove due diversi dj-set, metal e hard rock, intrattengono i presenti fino alle sei del mattino.

Scaletta:

1) Manowar

2) Kill With Power

3) Call to Arms

4) Hail, Kill and Die

5) Guitar Solo

6) Brothers of Metal Pt. 1

7) Mountains

8) Thor (The Powerhead)

9) Outlaw

10) Expendable

11) El Gringo

12) Sign of the Hammer

13) Hand of Doom

14) Bass Solo

15) The Sons of Odin

16) Drum Solo

17) Fighting the World (Prefaced by speech from Joey)

18) Kings of Metal

19) Blood of My Enemies

20) Hail and Kill

21) House of Death

22) Manowarriors

23) The Lord of Steel

 

24) Warriors of the World United

25) Black Wind, Fire and Steel

26) The Crown and the Ring (Lament of the Kings)