L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: MUSKELROCK 2016

SPECIALE MUSKELROCK 2016

Tyrolen, Alvesta (Svezia), 3-5 Giugno 2016

Testi e foto di

Dopo un anno di pausa, eccoci di nuovo sul campo per il Muskelrock, a poca distanza da Alvesta, piccola cittadina nel sud della Svezia, dove ogni anno, oramai da otto edizioni, si tiene uno dei festival minori più di culto dell'estate svedese, attirando, in mezzo ai boschi e laghi della zona, pubblico anche dal resto d'Europa. Potevamo saltare un'altra edizione?

No e così, organizzatici per tempo, arriviamo in una Scandinavia dal clima estivo (beh sì estate come si intende da queste parti) la sera del 2 Giugno mischiandoci ai tanti che volano sfruttando il primo ponte estivo dell'anno per raggiungere Copenaghen. Ma noi partiamo subito con un'auto a noleggio in direzione Svezia, non dopo aver passato i nuovi pressanti controlli di dogana, appena scesi dal lungo ponte che ci fa attraversare la stretta lingua di mare che separa i due paesi scandinavi. Ci perdiamo un gustoso warm up, definito solo pochi giorni prima dalla partenza, all'esterno del Tyrolen, dove questa sera si esibiranno gli inglesi Amulet, ma la strada è lunga e preferiamo fermarci a metà via per riposare ed essere ben freschi per l'inizio vero e proprio del festival previsto il giorno dopo. La mattina seguente, dopo aver percorso un'ultima tratta di strada siamo quindi ad Alvesta, dove in centro ci procuriamo un po' di birre e cibo –giusto il necessario per la sopravvivenza- e quindi ci dirigiamo al B&B che si trova a poca distanza dal Tyrolen dove si svolgerà il festival. Poco dopo l'una abbiamo finalmente parcheggiato l'auto sotto a un bel sole caldo poco fuori dall'area. Tempo di ottenere il braccialetto (e la borsa griffata con vinile e maglietta del festival, poiché quest'anno ci eravamo dotati per tempo dell'Extra-strong ticket, versione speciale di quello standard) e il foto pass (novità dell'anno), sorseggiare la prima birra della tre giorni e quindi siamo pronti ad addentrarci nell'area del Tyrolen. Ma prima vediamo un po' alcuni dettagli del festival.

 

IL FESTIVAL

Sono passati due anni dalla nostra ultima calata e alcune -piccole- cose sono cambiate: tutto tranne la fantastica location, un'area divertimenti attiva fin dagli anni '60, in cui il tempo sembra essersi fermato, l'atmosfera da festival underground vivibile, così come il clima di festa, stupore e calore di fronte a band non proprio di grandissimo nome, ma che qui, chi più o chi meno, tutti conoscono. Cambiato poco anche il pubblico, con uno zoccolo duro abbastanza solido che non si perde un'edizione, manco per scherzo. E non cambia certo la filosofia che prevede nomi di culto, giovani band, formazioni underground, il tutto in un bel mix di metal più o meno estremo ma classico, atmosfere psych o doom e sessanta-settantiane-ottantiane, quest'anno anche qualche nota punk. E' cambiata oramai dalla scorsa edizione la politica sugli alcolici: se, fino all'ultima nostra calata, si tollerava l'ingresso con lattine o bottiglie di plastica almeno fino alle sei di sera, ora si può sì bere alcool ovunque all'interno dell'area –non solo in prossimità dei bar- ma solo se si acquista ai bar interni. Un compromesso –viste anche le severe leggi locali- che è stato alleviato dall'invenzione di un happy hour che, fino alle sei di sera, permetteva di bere a prezzi molto abbordabili: birra media –vera da mezzo litro- a 30 SEK (poco più di 3 euro) contro i 50 (circa 5,50 eu) o 70 (poco più di 7,50 eu) della sera. Anche il Muskelrock ha proposto una birra della casa (la più costosa e più alcolica) dallo strano gusto di chili (da provare ma... personalmente non perseverare). Invariate perlopiù le aree di ristoro, limitate alla pizza servita all'esterno, un ristorante con due-tre piatti unici (salsiccia con patate, tortelloni di spinaci…), banco per gli hot dog, piatto thai e hamburger vegano. Disponibile anche un banco per fare la colazione, appena fuori dall'area, e un rubinetto dell'acqua potabile, utile soprattutto per chi si ferma in campeggio. Servizi più completi (con tanto di docce calde) sono come solito posizionate nella zona della chiesa, a 500 metri dal festival. Qualche piccola miglioria è stata apportata ai palchi, quello del "tendone" è stato quasi raddoppiato, con tanto di pit foto più confortevole, rispetto a quella vista in precedenza. Confermata la formula dei palchi alternati all'incirca allo scoccare di ogni ora –salvo sforamenti- che semplifica molto anche la fruibilità dei concerti.  Buoni i servizi in generale, considerando anche il numero di persone (1500 massima capienza, ma raramente si sono visti assembramenti da più di 4-500 persone) che possono calcare l'area, con un buon servizio di sicurezza, discreto ma presente, campeggio esterno per tende e roulotte. A poca distanza si trova il lago, con il clima estivo di quest'anno sicuramente affollatissimo di persone in cerca di riprendersi dai bagordi della sera prima. Confermatissima e rilanciata l'area, oltre ad un caratteristico ponticello di legno, dove si tengono gli after show party sotto a un tendone da circo, chiamato Live Evil Tältet, il tutto arricchito anche da alcuni live, purtroppo sempre in coincidenza con eventi dello stesso festival. Il tutto gestito quest'anno dall'organizzazione Live Evil che organizza un festival a Londra e quest'anno anche a Berlino.

 

VENERDI' 3 GIUGNO: IL PRIMO GIORNO!

Entriamo nell'area mentre, sul palco principale stanno già esibendosi gli inglesi SEVEN SISTERS, band di apertura di questa edizione. Tempo di dotarci di un paio di birre e siamo sotto il palco, per questo gustosa prima portata di giornata. Band londinese molto giovane che propone un metallo molto classico e senza grandi scossoni, buono per scaldare l'ambiente ma nulla di così strepitoso  e il pubblico è ancora in larga parte latitante. Da rivedere!

 

 

Deciso cambio di ritmo sotto il tendone, quando attaccano gli americani AGGRAVATOR, dediti a un energico thrash metal che però forse male si sposa con il caldo che c'è a quest'ora qui a coperta. Il pubblico è discreto per l'ora ma, a parte le prime due file, non ancora così partecipe, siamo solo agli inizi e molti sono ancora fuori a scolarsi litri di birra. La band di San Antonio ci mette comunque il giusto impegno e il loro thrash un po' classico e "europeo" e con due chitarre allieta questo inizio di pomeriggio.

 

Si torna ora all'esterno per lo show dei canadesi ZEX. Certo con un po' di sorpresa avevamo accolto questo nome sul cartellone del festival, ma alla fine, pur con la loro attitudine punk che sembrava un po' un pesce fuor d'acqua, il loro show funziona. Il loro è, infatti, un set ai confini fra metal e punk, con un'ottima energia sul palco, guidato dall'esplosiva cantante Gretchen Steel, che al di là di un abbigliamento molto aggressivo, trova il modo di farsi apprezzare da una buona fascia di pubblico. Il loro set scivola via con vibrante energia. Prima sorpresina di giornata ben oltre il confine del classic metal.

 

Si torna al coperto per l'esibizione dei LECHEROUS GAZE. La band statunitense presenta un rock psych abbastanza coinvolgente, guidato da un cantante che sfodera una lattina appesa all'orecchio e un altro paio di bevande in mano. Insomma che siano dei buoni intrattenitori e che si prendano poco sul serio è chiaro fin da subito. Il loro set è divertente e i presenti apprezzano, affollando in discreto numero un tendone sempre più bollente, e non parliamo solo della temperatura atmosferica veramente elevata qui sotto. La loro attitudine punk ben si sposa per continuare il discorso cominciato all'esterno e l'energia trasmessa è tanta, e il pubblico è visibilmente divertito.

 

Sul palco esterno è ora il momento del primo nome con una certa storia alle spalle, ecco gli inglesi TYSONDOG, che già avevamo visto alcuni mesi orsono al Play It Loud. Si torna anche verso sonorità più classiche della NWOBHM. E il pubblico dimostra di apprezzare, pur se il loro solido set non è che lasci segni indelebili nella nostra memoria nemmeno la loro coinvolgente "Hammerhead": tutto come previsto, da band che non ha mai sfondato realmente, forse perché troppo prevedibile e senza il guizzo che li porti al pari di nomi loro conterranei che invece la storia l'anno scritta a suon di metallo. Piacevole aperitivo per il proseguimento ma nulla di più, mentre ci gustiamo l'ultima delle innumerevoli birre a prezzo scontato.

 

Il momento di cenare arriva quando sotto il tendone si esibiscono I TAIWAZ, svedesi e nati quasi trent'anni orsono, ma con all'attivo un solo album pubblicato recentemente e comprendente i primi demo e qualche nuova canzone. Un nome quindi di culto, e dato che questo festival è un festival basato su questa tipologia di band, è inutile rimarcare che i locali apprezzano accorrendo in buon numero. Anche per noi è una bella occasione di affrontare quest'oscuro nome proveniente da Uppsala, noi seguiamo dapprima dal tavolo mentre ci godiamo un buon piatto di salsiccia e una birra fresca, quindi dalle retrovie. Il set è chiaramente incentrato su queste nuove e vecchie registrazioni, su tutte "I Am All", legate all'occulto e ha trovato un buon riscontro sui presenti.

 

All'aperto è ora il momento dei VARDIS: altro nome inglese, altro pezzo di storia che riappare davanti ai nostri occhi qui al Tyrolen: certo non suonano il più classico degli HM, ma il sound del trio fa facilmente presa sui presenti con il frontman Steve Zodiac ancora lì al proprio posto, a deliziarci con tanti assoli e buona parte del materiale pescato chiaramente dai vecchi lavori degli 80s, su tutti "If I Were King". Il loro hard rock blues è tornato a calcare i palchi da un paio d'anni ed è un piacere vederli ora all'opera. Pochissimo spazio per il loro nuovo lavoro in studio, "Red Eye", ma l'ora a disposizione e la location devono aver suggerito un corposo salto nel passato, sicuramente gradito dai tanti presenti.

 

La prima serata comincia sulle note dei norvegesi FLIGHT. Anche loro giovanissimi e anche loro dediti a un classicissimo heavy metal, sono ben seguiti dai presenti che affollano ora in modo molto corposo l'area sotto il palco. Il quartetto di Oslo mostra un buon savoir faire, pur sfoderando materiale molto derivativo, ma chiaramente manca un po' di esperienza.  Altro nome da tenere d'occhio.

 

Ci siamo persi i BLACK MAGIC che si esibivano sotto il tendone esterno, ma il ritmo incessante ci porta ora sotto il palco principale per le ROCK GODDESS. Il pubblico è ora abbastanza numeroso, ben caldo e pronto ad accogliere questa band dalla lunghissima e travagliata storia, sempre rimasta nell'underground o poco più. Le sorelle Turner sono ancora qui e già questa è un'ottima notizia, non più giovani e fresche come agli esordi ma comunque in grado di offrire un buono show, una buona energia e coadiuvate da un pubblico che canta ogni pezzo. Giù fino alla loro immortale "Heavy Metal Rock'N'Roll" che chiude l'oretta scarsa a loro disposizione. Un'altra piccola chicca che ha sicuramente arricchito questa edizione degnamente.

 

E' ora il momento di tornare al coperto per uno dei classici del festival, praticamente ogni edizione, infatti, vede la partecipazione degli ANTICHRIST, idoli di casa qui al Tyrolen. E l'atmosfera è sufficientemente calda per garantire la riuscita del loro "solito" travolgente show, fatto di un velocissimo thrash metal sparato ad altissimo volume, guidato da un perfetto vocalist Steken, che non sbaglia un colpo. Osannati dai tanti die hard fan presenti il loro show è come al solito di grande impatto.

 

Se le energie in corpo cominciano a scarseggiare e le birre in corpo cominciano a essere numerose, è il momento di seguire l'ultimo atto esterno, tocca ai SATAN dare il colpo finale a questa giornata, mentre il buio è sceso del tutto e l'aria è finalmente molto fresca. Inutile presentare la band inglese che oramai da un lustro è tornata stabilmente in circolazione. E anche oggi ci confermano la loro solidità con un set che non delude le attese dei tanti presenti sotto il palco principale, se l'aria si è notevolmente raffreddata, l'atmosfera è ancora bella calda. Un gustoso mix di nuovo –recente l'uscita di "Atom By Atom"- e vecchio materiale ci accompagna così per l'ora abbondante lungo cui i nostri ci deliziano. Solidi e affidabili, guidati con maestria dal frontman Brian Ross, come sempre impeccabile, ci regalano sicuramente il miglior momento di tutta la prima giornata, sciorinando con la consueta classe e potenza la storica "Break Free" così come la più recente " The Devil's Infantry". Immortali!

 

Ma i titoli di coda devono ancora arrivare, poco dopo l'una è il momento dei britannici WYTCH HAZEL che raccolgono gli ultimi che hanno ancora un po' di energia e lucidità in corpo: il loro set è certamente particolare, combinando folk rock, misticismi e tratti di metallo classico, con tanto di riferimenti medioevali. Insomma non la solita band e una piacevole chiusura di giornata, condita comunque da una buona dose di energia sfoderata da questa band che si presenta biancovestita e guidata dal magnetismo del leader e voce Colin Hendra. Un viaggio musicale che ci accompagna per meno di un'ora fino all'orario di chiusura.

 

Qualcuno già fugge in tenda o camera, noi andiamo a recuperare un paio di birre e ci rintaniamo nel tendone Live Evil, dove pian piano fluisce chi di dormire proprio non ne ha voglia. E dove si fa un po' di party fra alcool e buona musica fino alle luci dell'alba (che poi arriva ben presto poco dopo le tre), poi quando le energie sono oramai al lumicino, ci incamminiamo verso il B&B in mezzo alla foresta, ci sono ancora due giornate piene e un po' dobbiamo amministrare le forze. (1/3, CONTINUA)

 

 


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