L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Paradise Lost

PARADISE LOST + SOEN

Orion Live Club, Ciampino (RM)

9 Ottobre 2012

testi e foto di

EE’ uno sparuto nugolo di fedeli ad accogliere il ritorno in Italia dei gothic kings inglesi. La location (una discoteca), il palco dalle dimensioni ridotte e l’atmosfera intima fanno pensare più ad una riunione di famiglia che ad evento celebrativo, quale questa tappa del “Tragic Idol Tour” dovrebbe effettivamente essere. Ed, infatti, così sarà. Ad aprire le danze tocca ai Soen, nuova creatura di Martin Lopez (ex-Opeth), freschi di (valido) debut album ed autori di una prova da dimenticare. Presenza scenica impalpabile, brani che, rispetto alle versioni in studio, risultano irriconoscibili e taluni inconvenienti tecnici diffondono una noia contagiosa che induce parte del pubblico a svuotare il locale. Prontamente riempito quando i Paradise Lost fanno il loro severo ingresso. Nick Holmes sfoggia un taglio di capelli corto, mentre il tempo sembra essersi fermato per Greg Mackintosh, instancabile riffmaker e vero catalizzatore dell’attenzione generale, impegnatissimo a far capire che stasera si farà sul serio. I suoi compagni, però, ci metteranno un po’ a carburare, non lesinando comunque sudore (Aaron Aedy si sbatterà senza sosta come un ossesso, diversamente dal bassista Steve Edmondson, immobile e dal costante sguardo vitreo) e recitando un copione stranoto ai presenti. Una bella fetta di classici (“As I Die”, “Forever Failure”, “Enchantment”, un’intensa “Say Just Words”, “Faith Unite Us, Death Divide Us”) viene snocciolata in rapida successione con mestiere, poche sorprese ed un Holmes tanto vivace nell’interazione col pubblico, quanto spesso vocalmente in affanno. E funzionano anche gli estratti dalla produzione più recente (“Honesty In Death”), intonati in coro da una partecipe audience equamente ripartita fra aficionados della prima ora e giovani leve. Una performance quella dei Paradise Lost 2012 che, lungi dal raggiungere i picchi del passato ed ammantata di inevitabile manierismo, lascia soddisfatti a metà. Per una volta, il paradiso può attendere