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Live Report: SPECIALE SWEDEN ROCK FESTIVAL 2011

SWEDEN ROCK FESTIVAL 2011

Sölvesborg, Svezia

 8-11 Giugno 2011

di (in ordine alfabetico):

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L'appuntamento con lo Sweden Rock è oramai tappa imperdibile per i rockers di mezzo pianeta e naturalmente non potevamo mancare di accorrere più che numerosi all'edizione del ventennale! Kermesse che, come ogni anno, ci ha riservato grandi sorprese, delusioni (non poi così tante, sarà anche perché il clima di festa ci ha reso meno severi nei giudizi?), fiumi di birra e musica nel consueto giardino delle meraviglie di Norje, quest'anno più grande che mai. Ed eccoci con il racconto di questa fantastica edizione del 2011!

 

Vent’anni di Sweden Rock

Venti edizioni. Un traguardo importante per un festival nato come piccolissimo evento in una singola giornata nel Giugno del 1992 nella vicina Olofström. Trasferitosi oramai da alcuni anni nella piccola Norje, ha guadagnato fama e splendore, fino a giungere oramai da poco più di un lustro nel piccolo ed esclusivo club dei festival più importanti d'Europa (e non solo!), divenendo sicuramente Il Festival Rock per eccellenza del Vecchio Continente. Prima di tutto va fatto un plauso a chi tiene le redini di questo baraccone che, nonostante tentazioni paventate già sul finire della scorsa edizione, ha resistito a manie di grandezza e a sirene di un’ancora maggior profitto, con aree molto più grandi e numeri molto maggiori, mantenendo il format dei 33 mila biglietti. Scelta coraggiosa risalente all'anno scorso, nonostante l'aumento continuo ed esponenziale delle presenze (con il picco superiore alle 35 mila vendite nel 2009). E seppur quest'anno si sia addirittura aggiunta una nuova area di circa 20 mila metri quadrati, si è comunque scelto di privilegiare chi ha pagato (certo, a caro prezzo) il biglietto, aumentandone i servizi e lo spazio vitale. Certo qualche pecca non è mancata, ma comunque nel complesso tutto è filato via liscio. E ancora una volta possiamo tranquillamente parlare di un successo pieno. Celebrato pure con una piccola festa di "buon compleanno" con tanto di fuochi d'artificio, e un "Happy Birthday" intonato dal pubblico più straripante di tutta la quattro giorni, (poco prima del concerto del Madman "Ossi Osbourne"), accompagnato dalla chitarra acustica di Mikael Fässberg dei Bonafide. Long Live Sweden Rock!


 

Il Festival

In tutti questi anni gli organizzatori si son sforzati di cambiare, migliorare, sistemare le situazioni più critiche. E il lavoro anno dopo anno si vede ed è sempre meno frequente capitare di imbattersi in fastidiosi disagi. Strana, in confronto agli altri anni, è stata la chilometrica coda per cambiare il biglietto. Soprattutto nella giornata di Giovedì si era formato un lungo serpentone umano in attesa dell'agognato braccialetto d'ingresso. Per il resto, si può parlare male di un'organizzazione che allarga l'area con nuovi spazi ricreativi (giostre, bar, chioschi di cibarie e stand vari, ma soprattutto spazio!) pur mantenendo inalterato il numero dei biglietti venduti? Si è cercato di ricorrere a comodi bagni in strutture meno esigue e sporche come solitamente sono i bagni chimici, confermando l'uso di orinatoi pure all'aria aperta. Confermata la formula a due ingressi principali, così come la disposizione dei palchi e dei campeggi. E' risultato sottotono e quasi inutilizzato il tendone esterno, quello a fianco del ristorante, dove si è esibita solo una sorta di cover band permanente. Ottima l'organizzazione e il lavoro degli addetti e facile l'accreditamento. Ci era stato spedito comodamente a casa il pass per il parcheggio staff/stampa, peccato che le poste italiche abbiano recapitato la busta quando oramai eravamo già dalle parti di Sölvesborg, ma gli addetti non ci han creato problemi, regalandoci un pass sostitutivo. Rispetto al 2010, si è deciso di sostituire i due palchi coperti (poco e male invero) con un unico palco (più capiente) dedicato ai live acustici, meglio posizionato, in maniera da ridurre le interferenze al vicino ed enorme Rock Stage. Dopo tanti anni è ahimè aumentato il costo della birra, (dalle 45 alle 58 corone, circa 5-6 euro) per bottigliette di birra di differenti qualità e contenuto. L'area del backstage bar e del tendone stampa è stata nuovamente rivoluzionata, pur essendo allestita nella solita immutata locazione. Un nuovo, ampio tendone ospitava dj set di personaggi famosi della scena svedese durante tutta la giornata ma si animava maggiormente nelle ore serali, fino a chiusura. Un po' più scarse rispetto agli anni passati le press conference nella nuova tenda stampa, comunque sempre frequentata anche da chi è alla ricerca di un po' di riposo comodamente seduti al coperto dalle intemperie. Nei classici tre giorni più quello di riscaldamento, (anche se a metà servizio), il solito bill variegato, per tutti i gusti. Piccole e grandi chicche, headliners di sicuro impatto, spazio a tanti i generi rock (soprattutto) e metal, e cosa più importante: l'immutata atmosfera di divertirsi e far gran festa assieme a migliaia di Rockers di tutto il mondo!


 

Il racconto

La truppa più avanzata della nostra redazione, reduce dal Muskelrock, di cui vi parliamo a parte, ha continuato la permanenza in Svezia, con due giorni di assoluto riposo, pura manna per riprendersi in tempo per lo Sweden Rock. La città prescelta, Åhus, a meno di un'ora di auto da Sölvesborg, si è, infatti, rivelata perfetta. Al di là della presenza della fabbrica di vodka Absolut, la cittadina costiera si è, infatti, rivelata un vero mortorio! Nonostante la lunghissima spiaggia faccia pensare che sia popolata da flotte di turisti intenti a fare il bagno e a prender la tintarella. E così al Martedì, non poteva che presentarsi in ottima forma per montare il proprio accampamento in quel di Norje. La prima giornata scorre, sotto un bel sole, in compagnia di tanta birra, e ben poco altro visto che il programma, a differenza degli scorsi anni, non è così allettante. Nella serata ci si ricongiunge con il secondo battaglione Animals, in arrivo dall'Emilia via aerea, a cui fan seguito gli ultimi tre cavalieri, quelli della Triestemetallica, giunti quest'anno, all'ultimo momento, giusti in tempo per la prima giornata di concerti. E a questo punto, con le truppe al completo, si è potuto scatenare l'inferno!


 

Mercoledì 8 Giugno

Mercoledì è oramai per definizione da diversi anni, la giornata di “riscaldamento”. Si comincia più tardi del solito, l'area è aperta per meno di metà della superficie totale e sono esclusi i palchi più grandi. I lavori fervono ancora all'interno dell'arena, un paio di enormi giostre svetta sullo sfondo e c'è naturalmente curiosità per la nuova zona ricavata sul lato del Festival Stage che dà verso il mare. Area accessibile solo dal giorno successivo. Il cielo non promette nulla di buono ma lentamente si arriva al primo pomeriggio con qualche spiraglio di sole, proprio quando, finalmente, si aprono i gates del Festival.

Un caldo sole accoglie i SEVENTRIBE, che hanno vinto il concorso per band senza contratto, che dà loro il compito e l'onore di aprire ufficialmente le danze del 2011, ottima occasione per farsi notare al grande pubblico svedese. E questi ragazzi si fanno notare sicuramente, anche se un po' più per lo spettacolo offerto sul palco che per la musica di per sé (un'accozzaglia di suoni, viranti verso un metal moderno e a tratti violento). Si presentano sul palco in otto(!?!), tutti vestiti di rosa (!?!), con un personaggio indossante una testa da cavallo... svariati cantanti e screamers si alternano ai microfoni, mentre i percussionisti sembrano impazziti. Qualcosa che ci ricorda in parte (e oseremmo dire in peggio) gli Slipknot. Al di là di due risate e qualche piccolo passaggio tutto sommato ascoltabile... Manca proprio la sostanza: la musica!


 

Fortunatamente abbiamo subito modo di rifarci buttandoci sotto al palco dei RHINO BUCKET! Il loro sound è spiccatamente AC/DC oriented ed è ciò che ci vuole per scaldare un po' il nostro pomeriggio. La band è in buona forma, mostra ottima interazione con il pubblico e così risulta assolutamente piacevole passare un'ora in compagnia del loro sano caro e vecchio rock'n'roll. Niente di clamoroso, ma i californiani sciorinano ottima esperienza e professionalità, il loro sporco lavoro lo sanno fare bene (d'altronde non sono in giro da ieri), deliziandoci certamente molto di più dei chiassosissimi openers di giornata. Forse quello che manca agli americani è la verve che possono avere altri nomi che seguono la scia degli AC/DC, Airbourne su tutti, il che penalizza un po' il loro show. Godibili ma nulla di più!


 

Si è fatta già sera, quando sul palco salgono i CRASHDIET, che in un attimo incendiano la folla adulante dello Sweden Stage, numerosi i fans amanti delle sonorità più glam/street che quest'anno non avranno di certo tante esibizioni ad hoc. Forti di una storia parecchio travagliata (tre dischi con tre differenti cantanti), già ammirati qui nel 2007 con il dimissionario Olliver Twisted che aveva (in)degnamente sostituito il suicida Dave Lepard a cui si doveva il merito del successo del loro debutto "Rest in Sleaze" (2005), si presentano quest'anno, con un nuovo disco da promuovere ed un nuovo vocalist. Simon Cruz si guadagna le attenzioni più per il crestone multicolore, i tatuaggi e le sue smorfie punkeggianti, che per la voce graffiante che convince pienamente solo e soprattutto quando vengono proposte le canzoni dal loro ultimo 'Generation Wild'. Il pubblico impazzisce pure per una scena d'altri tempi, con l'invasione di palco dello stesso frontman in sella ad una Harley Davidson che per un attimo cancella la distanza geografica tra Sölvesborg ed il Sunset Boulevard... Piccola curiosità: Cosa ci faceva il citato vocalist tra le prime fila durante il concerto degli Stryper? Che abbia da nascondere un passato da chierichetto?


 

Viene quindi il momento della particolarissima esibizione di BOB LOG III sul piccolo Rockklassiker Stage, un “one man show” che parrebbe provenire direttamente da qualche circo dell'Arizona, eseguito da una specie di uomo cannone, con tanto di tutina argentata aderente, ed un casco integrale microfonato dall'interno. In realtà Mr.Bob è musicista a 360° ed in mezz'ora di show si occupa di tutto: chitarra, voce, e pure percussioni, in quanto con i piedi aziona ad arte una grancassa ed una drum machine. Avvalendosi di alcune basi campionate il nostro sciorina canzoni bluseggianti, quasi country, (di cui ignoriamo completamente qualsiasi titolo), inframezzando il tutto con gag e numeri da cabaret (fa sedere due ragazze a cavalcioni sulle sue ginocchia che vanno su e giù come stantuffi a ritmo delle percussioni) regalando ai presenti uno spettacolo demenziale e divertente. Anche se, a dir il vero, avremmo preferito poter sentire qualche cover, per rompere una certa "monotonia". Pensavamo di aver visto tutto allo Sweden con i Godda Grannar, ma qui può veramente succedere di tutto...


 

Presi da questo particolarissimo show, ci perdiamo parte del set dei BLACK VEIL BRIDES, nuova sensational band americana che calca quasi in contemporanea il vicino Zeppelin Stage. Dietro ad un look curato e sfrontato, alla Motley Crue dei tempi d’oro per intenderci, sciorina una buona la dose di carica sul palco a sostegno di una ricetta musicale, purtroppo, non del tutto convincente. Una ricetta sicuramente apprezzata più dai giovani teenagers qui presenti, risultano comunque abbastanza divertenti ed orecchiabili, e questo, a molti può bastare. Se son rose…

E' il turno dei FIVE HORSE JOHNSON, band di Atlanta, che invece di strada ne ha già fatta parecchia (con ben sei album alle spalle). Pur essendo un nome sconosciuto alle grandi masse, sono fra i più apprezzati nell’ambito stoner rock. Genere che qui interpretano originalmente e degnamente con folate bluesy, che portano ad un set che, se non ci farà saltare e ballare freneticamente come altri nomi ben più scoppiettanti, ha comunque una notevole energia e dà sicuramente valore aggiunto alla giornata. Gran finale con una lunga jam di una decina di minuti. Risultato: uno show molto piacevole per una band da annotare sicuramente sul taccuino!


 

Una piccola chicca cala deflagrando nel mezzo delle tenebre e nel gelo che avvolgono la prima serata di questo SRF 2011: i NECRONAUT, super band creata da Fred Estbys (già nei Dismember, e formata da diversi personaggi del mondo del death metal svedese. Questa occasione è quindi più unica che rara per vedere all'opera sul piccolo palco dello Zeppelin Stage alcuni dei maggiori rappresentanti del movimento tanto acclamato in tutto il mondo. Stando agli annunci, questo sarà il primo e ultimo concerto della loro “storia”, per cui ci risulta impossibile perdercelo!! E non siamo i soli, considerando tutto il pubblico accorso molto numeroso sulla collinetta, segno tangibile dell'importanza del momento. E così ecco alternarsi fra gli altri Nicke Andersson (già negli Entombed, prima di riciclarsi una carriera nel rock’n’roll con gli Hellacopters), Tomas Lindberg (At The Gates), Erik Danielsson (Watain), Tyrant e Hellbutcher (Nifelheim), Janne Christoffersson (Grand Magus), David Blomqvist e Tobias Christiansson (Dismember). Ci impressiona il rivedere Nicke Andersson, ammirato pochi giorni orsono con il rock'n'roll dei suoi Imperial State Electric, e oggi impegnato in questa serata death metal. Cosa ancora più stupefacente è che qui si esibisce sul palco con il suo strumento originario, la batteria! Ma l'atmosfera è abbastanza particolare da fare sembrare tutto normale qui in Svezia. Un set che chiaramente fa salire in cattedra i maestri del genere, con finale imperioso su “Evil Dead” dei Death, con tutti gli ospiti sul palco. Qualcuno anche lassù nel Valhalla si sarà emozionato, non credete?


 

C'è giusto il tempo per una birretta al backstage bar prima dello show degli headliners di questa prima giornata, gli HARDCORE SUPERSTAR, quando un violentissimo temporale si abbatte sull'area, abbiamo giusto il tempo di rifugiarci sotto ad un tendone nelle vicinanze del palco. L'inizio dello show slitta un po', ma qui non si fanno deroghe, ed i nostri devono cominciare, anche se l'acquazzone imperversa. La glam-heavy-thrash band di Goteborg ormai qui è un mito sin da quando il loro omonimo album devastò la Scandinavia, e non solo...(era il 2005), ed il loro inno "We Don't Celebrate Sundays" si insegna pure negli asili comunali. Per cui, non desta grosso scalpore il fatto che molti dei presenti preferiscano godersi le quasi due ore di party aperto con "Kick On The Upperclass", anche nel bel mezzo del diluvio universale, con una temperatura che si avvicina alle nostre medie autunnali. Piccola curiosità legata al Festival: sembra che sia stato proprio lo show dei Crazy Lixx (2007) qui allo Sweden a decretare il trasferimento ed il conseguente ingresso definitivo del chitarrista Vic Zino, ultimo prezioso innesto in una formazione stabile da quasi quindici anni. Joakim "Jocke" Berg ed il Tommy Lee gialloblu, Magnus "Adde" Andreasson son sempre garanzia di successo ed ogni loro scenetta viene accolta da autentiche ovazioni. Scaletta particolare per festeggiare questa apparizione da headliners: tutti i pezzi più "vecchi" sono riservati alla prima parte del set (compreso il succitato inno, oramai da anni jingle di chiusura di ogni loro singolo concerto!). Una carrellata dei migliori pezzi del loro ultimo "Split Your Lip" trova ampio spazio prima dei soliti bis finali. Canzoni che ci danno la buonanotte e ci regalano il primo grande sorriso del warm-up del mercoledi, trascorso via fra alti e bassi. Anche se al termine dello show del tatuatissimo quartetto svedese, con l'encore "Moonshine", tra le nuvole, c'è già un pallido sole a far capolino, noi abbiamo solo il tempo di berci un'ultima birra in compagnia e andare direttamente a riposare: domani si comincerà a fare sul serio fin dalle “prime ore del mattino”!


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