L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Live Report: Saxon + Overtures

SAXON + Overtures

Zona Roveri, Bologna

13 Dicembre 2016

 

testi e foto di

 

Tornano in Italia i Saxon per due date molto attese dai fans, sempre calorosi con Biff e soci. Certo la mente corre a un anno fa, era sempre Dicembre e molti già pregustavano il passaggio nella nostra penisola di un vero e proprio dream-team tour di leggende inglesi: Motörhead, Saxon e Girlschool insieme, a Febbraio. Anche se qualche data saltava qua e là e c’eravamo messi sull’attenti, si pensava a guai passeggeri. Purtroppo però poco dopo Natale la doccia fredda, con la dipartita improvvisa di un Lemmy che pareva fino ad allora immortale, e tutto era ovviamente saltato. Passano i mesi ed ecco sul cartellone un evento sì in tono minore ma comunque comprendente Saxon e Girlschool. Ma ecco che, poche ore prima della serata, arriva la tegola del forfait –per non ben specificate ragioni ancora oggi oscure ai più- anche da parte delle Girlschool, perlopiù per le date nostrane. Ed ecco così ridotto il piatto ai “soli” Saxon per queste due serate tricolori. Certo né la nebbia che offusca la vista da giorni in tutta la val padana, né la defezione dell’ultimo minuto ha scoraggiato una massiccia partecipazione da parte dei metalheads. Verso le venti, infatti, nonostante un freddo che definire pungente è riduttivo, c’è già un discreto pubblico che scalpita di fronte al cancello d’ingresso dello Zona Roveri e pian piano, aperto fisicamente le porte, si defluisce verso l’interno del club felsineo, dove pure non c’è proprio un clima bollente.


 

Lo ZR si anima molto lentamente –anche perché molti devono sbrigare le pratiche del tesseramento- finché verso le nove è il turno della band di apertura, gli OVERTURES da Gorizia. Catapultati all’ultimo secondo su questo palco, con sorpresa anche da parte di alcuni dei presenti che non sono sempre collegati a Facebook per gli ultimi aggiornamenti. Dobbiamo anche dire che la proposta musicale della band friulana, pur con qualche flebile punto di contatto, non è esattamente quello che s’apetterebbero i fan dei Saxon, tantomeno chi era qui per le Girlschool. Passato questa diffidenza iniziale, dobbiamo rimarcare che i nostri hanno fatto il possibile, almeno a livello di energia per riscaldare i presenti, e con la giusta umiltà, quasi scusandosi ogni volta di trovarsi sul palco al posto di qualcun altro, risultando gradevoli e forse anche qualcosa in più, nell’accompagnarci verso l’evento clou della serata. Una band con una buona tecnica, tratti prog, pezzi dalle venature power e qualche brano più ruffiano e hardrockeggiante come il loro nuovo pezzo “Gold” che anticipa l’album in uscita il prossimo anno.

 


 

La sala si è riempita quasi del tutto quando, poco dopo le dieci è il momento tanto atteso di vedere all’opera i SAXON. In pochi attimi la macchina da guerra metallica sfoggia tutta la sua potenza sul palco, inaugurando le danze con la recente “Battering Ram”, mentre immediatamente Biff stabilisce un contatto costante con il pubblico calorosissimo che s’inchina ai loro piedi. Sembra che il tempo per loro sia qualcosa d’impalpabile, direi inesistente: sempre impeccabili sul palco e veramente capaci di produrre ogni volta uno show di grande impatto. Unica nota stonata, se così vogliamo dire, è la mancanza sul palco del bassista Nibbs Carter, oramai presenza fissa nella line up, assente giustificato per improvvisi problemi familiari, sostituito dal greco Gus Macricostas, che un po’ standosene lì nel suo angolo, fa però il suo. D’altronde il grandissimo protagonista –senza nulla togliere al lavoro sporco dei due chitarristi Paul Quinn e Doug Scarratt - è come il solito l’immenso Biff Byford, che unisce a un’invidiabile forma vocale –senza mai mollare un colpo per tutta la durata del set alla faccia dei suoi oramai quasi 66 anni- la sua “solita” attitudine da aizzatore di folle. Un pubblico eterogeneo che, come pure lui fa notare, è piacevolmente giunto in ordine sparso, partendo da chi li segue fin dalla primissima ora e arrivando a chi non ha nemmeno a vent’anni. Tornando però al set, già dalla seconda canzone in scaletta, dove si scatena il consueto “Heavy Metal Thunder” è ben chiaro che il pubblico vuole prima di ogni altra cosa fare un grande tuffo nei gloriosi pezzi del passato della band. Nonostante alcuni episodi più recenti, su tutti “Sacrifice”, non sfigurino in scaletta, non facendo mai scendere troppo l’asticella, sono naturalmente i classici a fare come sempre la parte del leone. Partendo da “Stand Up And Be Counted”, via verso la sempre potente “Strong Arm Of The Law”, poi la vincitrice spannometrica del poll a suon di urla fra il pubblico “Power And The Glory”, arrivata a discapito delle meno “votate” “The Eagle Has Landed” o “Broken Heroes”. Come non citare altri tuffi al cuore sulla travolgente “20,000 Ft”, le storiche “And The Bands Played On” o “Dallas 1 PM”, ma è al momento di “Wheels Of Steel” che scatta la massima partecipazione popolare con Biff a giocare con il pubblico. Poco prima di innalzare una dedica -che tutti attendevano- al vecchio amico Lemmy, intonando una cover di “Ace Of Spades” che accende ancor più i presenti che rispondono con un calore entusiasmante e una commozione sentita. Le luci si spengono, ma è chiaro un po’ a tutti che non possa essere ancora finita qui, così, dopo una breve attesa, ecco i nostri di nuovo sul palco per spararci “Let Me Feel Your Power” (forse per un po’ di pubblicità al DVD uscito da poco), ma soprattutto “747”, con cui introduce il gran finale. Che dopo un’altra “finta”, ci riporterà alle classicissime e immancabili, l’epica “Crusader”, l’inno immortale “Denim And Leather” e last but not least, la massiccia “Princess Of The Night” per i fuochi d’artificio conclusivi. Lunghi applausi e un inchino a questi Dei del Metal che sono ancora ben saldi sul palco come tanti anni fa. Passata l’emozione, si guarda l’orologio e… sono passate circa due ore dall’inizio e nessuno pare essersene accorto, tanta è stata l’intensità. E’ martedì sera e non ci si può intrattenere a lungo così si fa ritorno a casa, anche se l’adrenalina ci tiene ancora svegli a lungo. Immortali Saxon!