L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Recensione: ANATHEMA “Falling Deeper”

Anathema "Falling Deeper"

(Kscope Records)


Per Chi Ascolta: Anathema, prog rock, Porcupine Tree.

Premere il tasto Play del lettore e lasciar partire "Falling Deeper" significa consegnarsi consapevolmente ad un'altra dimensione. I loro primissimi lavori (1990-1995) sono stati privati della corazza death-doom che li ricopriva e sono stati trasfigurati. Gli arrangiamenti orchestrali sono leggeri, impalpabili come le nuvole e il cielo della copertina. Le voci di Cavanagh e delle sue compagne al femminile sono un accompagnamento non invadente, bensì si fondono con la musica. Lo "sleep" sussurrato di "Sleep in Sanity" è come una carezza sul tappeto della musica. Gli arrangiamenti orchestrali creati dagli Anathema sono ben lontani da quello che si potrebbero immaginare per un CD di una band associata al rock-metal. Nulla di pesante, epico, maestoso, ma in realtà scarnificati,sottili, a tratti ridotti all'osso. Non per questo mancanti di pathos: la parte finale di "Kingdom" è da brividi. La coda di "They Die" dipinge dei punti di luce nel buio e ci introduce a "Everwake", rifacimento del brano del 1992. Alla voce la meravigliosa Anneke Van Giersbergen. Colma di tristezza, sfodera una performance morbida, avvolgente come un mantello nelle fredde notti invernali. "J'Ai Fait Une Promesse" è uno strumentale stupendo, talmente bello che si ha paura di poterlo sciupare col solo pensiero. Tutto è così puro, trasparente come acqua riflessa dal sole, come la pioggia che cade alla fine della malinconica e acustica "Alone", anch'essa graziata da vocals femminili. Il gran pregio di "Falling Deeper" è che il climax, il top, quello che si pensa sia il massimo viene puntualmente smentito nella traccia successiva. "Sunset of Age" merita una menzione separata. Ciò che ha inizio al minuto 1:07 non può essere descritto a parole; l'assolo di archi accelera il battito cardiaco e crea una sensazione di calore ineffabile. Attorno ai quattro minuti il crescendo porta all'introduzione della chitarra elettrica (assente nel resto del lavoro). Il duetto con l'orchestra è magistrale, da pelle d'oca. Al termine si resta con l'amaro in bocca perché è già finito tutto, ma con la consapevolezza di aver ascoltato un miracolo della musica. Credo sia l'unico album di cui ho controllato la durata per assicurarmi che non stesse per terminare.


 

Momento D'Estasi: Dovessi scegliere direi “Sunset of Age”, le orchestrazioni sono da lacrime

Colpo Di Sonno: Avrei eliminato volentieri questa voce per questo album.