Speciale Muskelrock 2019


Rok and Roll On The Sea - Festa del Redentore


Ciao Alex!


L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Recensione: Anubis Gate "Horizons"

Anubis Gate "Horizons"

(Nightmare Records)

Per Chi Ascolta: Prog Metal Sinfonico di qualità

Ammetto le mie colpe e dichiaro pubblicamente di non conoscere i precedenti albums dei danesi Anubis Gate che, con "Horizons", tagliano il traguardo del sesto capitolo discografico che vede due nuovi innesti, ovvero Michael Bodin (ch - Third Eye) al posto di Jesper M Jensen, e Morten Gade Sørensen (bt - Pyramaze, Wuthering Heights) in sostituzione del quasi omonimo Morten Sørensen. Pur se attiva dal 2001, la band sinora non è riuscita a farsi conoscere da un pubblico più ampio come successo ai suoi ideali competitors Dream Theater, Vanden Plas, Threshold, Circus Maximus e Seventh Wonder, ma le cose potrebbero migliorare con queste dieci nuove canzoni di progressive metal costruite sempre con un buon livello di melodia. L'opener "Destined To Remember" è un'ottimo inizio con un sapiente dosaggio di melodia, potenza espressiva e malinconica epicità che avvolgono il fortunato ascoltatore lungo i suoi sei minuti di durata, mentre la successiva "Never Like This (A Dream)" mostra un songwriting più evoluto e complesso senza perdersi in sterili esibizionismi, così come mi sono piaciute le alternanze fra serrati fraseggi metal e stacchi dal sapore più tipicamente progressive, il tutto condito da una porzione strumentale centrale misteriosa ed oscura nella quale un assolo di chitarra acustica si erge con sentita partecipazione. Anche "Airways", con quelle costruzioni orientaleggianti dal vago sapore Zeppeliniano incastonate in un ambiente che può evocare qualcosa dei Threshold e dei Magellan, ha un suo fascino magnetico con quella potenza trattenuta, potenza che viene liberata in "Revolution Come Undone", maiuscola prova di forza senza che gli Anubis Gate rinuncino ad improvvisi e brevi cambi di scenario per rendere meno prevedibile il suo sviluppo. Ma uno dei migliori brani del cd è "Breach Of Faith", sette minuti di goduria prog-metal derivante da un songwriting attento e vario eseguito senza alcuna incertezza da musicisti estremamente preparati. La titletrack è forse il momento più orecchiabile del disco (ma restiamo in ambito metal e sinfonico) e ci prepara al tour-de-force di "A Dream Within A Dream", quattordici minuti dediti ad offrire un ampio caleidoscopio sonoro di emozioni e atmosfere che ci fanno capire quanto siano sottovalutati gli Anubis Gate, bravissimi nel costruire passo dopo passo un brano che mantiene alta l'attenzione. Avrei visto bene questo brano come momento di chiusura del cd, compito invece affidata ad "Erasure", più incline ad esplorare il lato acustico e malinconicamente intimo della band. Dopo tanti anni è davvero giunto il momento per gli Anubis Gate di spiccare il volo verso la più ampia notorietà, non facciamo mancare il nostro supporto!


 

Massima Allerta: grande songwriting ed esecuzione strumentale, bravo anche il cantante!

Pelo Nell'uovo: avrei gradito una maggiore varietà espressiva nelle parti vocali che restano, comunque, molto belle