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Recensione: Circus Maximus "Havoc"

Circus Maximus "Havoc"

(Frontiers Records)

Per Chi Ascolta: Melodic prog metal

I Circus Maximus non finiscono mai di sorprendere. All'indomani di un album d'esordio convincente ma che lasciava trasparire la fin troppo chiara influenza dei Dream Theater, la formazione norvegese avevano un poco disorientato i fan con il successivo Isolate. Pur non mutando completamente lo stile seguito nel primo disco,le singole composizioni si dimostravano infatti molto più ricche in termini di personalità,anche se la vera rivoluzione, con un deciso orientamento verso la melodia,si è avuta soltanto con il terzo capitolo Nine. Ben quattro lunghi anni abbiamo dovuto pertanto attendere per stringere tra le mani la nuova opera dei CM dal titolo Havoc. Il mid tempo dell'iniziale "The Weight",costruito su un refrain piacevole e un assolo sopraffino,vede la voce sempre impeccabile di Michael Eriksen svettare sugli intrecci armonici di chitarra,basso e tastiere. Molto più decisa è la seguente "Highest Bitter",traccia che sprigiona un'energia vicina al modern metal per la sua atmosfera oscura,gli effetti vocali e il rifferrama incalzante. Se i Dream Theater dell'epoca Awake fanno capolino nella canonica "Pages",è soltanto con il prosieguo dell'ascolto che Havoc ritorna a mostrare l'aspetto più melodico dei CM con la proposizione di canzoni che si situano all'esatto incrocio di prog,metal e pop. Brani come "Loved Ones" e "Flames",che possono ricordare da vicino la struttura compositiva di "Last Goodbye"e"Reach Within"contenute nel disco precedente,si giovano proprio di questo cambiamento quasi umorale sottolineato da un lavoro tastieristico rimarchevole da parte di Lasse Finbråten e dalla tecnica cristallina di Mats Haugen alla chitarra.La solare "Remember" e la malinconica "After The Fire",lunga suite progmetal,si rivelano canzoni interessanti e ben costruite,mentre un poco prevedibile nei suoi otto minuti di durata appare la conclusiva e prolissa "Chivalry".L'album,pur necessitando di ripetuti ascolti per essere assimilato,non delude ma eguaglia soltanto in parte il livello dei suoi predecessori.


 

Cosa Funziona: Havoc si dimostra un disco convincente nei suoi momenti più melodici

Pelo nell'Uovo: le composizioni heavy non risultano completamente riuscite