Speciale Muskelrock 2019


Rok and Roll On The Sea - Festa del Redentore


Ciao Alex!


L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Recensione: Hardline "Danger Zone"

Hardline "Danger Zone"

(Frontiers Records)

Per Chi Ascolta: Hard Rock melodico di grande livello

Venti anni fa, la sorella di Johnny e Joey Gioeli frequentava 'tal' Neal Schon il quale fece conoscenza dei sogni musicali dei fratelli Gioeli tanto da diventarne produttore e chitarrista nel loro strepitoso album d'esordio "Double Eclipse". Il ciclone del grunge spense anche le loro speranze e solo nel 2002 la band si riformò attorno a Johnny (vc) e Joey (ch) per un album inferiore alle aspettative. Joey a questo punto ha lasciato la band che si è rifatta viva con un live album ed il discreto "Leaving The End Open" (2009), prima che Johnny rivoluzionasse la line-up chiamando attorno a sè Thorsten Koehne (Demon Drive, Sunstorm, Eden's Curse - ch), Alessandro Del Vecchio (Edge Of Forever - tast), Anna Portalupi (Lionville - bs) e Francesco Jovino (Edge Of Forever - bt): questa volta gli Hardline centrano il bersaglio e lo fanno alla grande. Come per altri recenti lavori di bands stroncate dal grunge cui la Frontiers ha (secondo me) giustamente dato una nuova chance, anche per Gioeli e soci sembra di essere tornati negli anni in cui l'hair metal conosceva una stagione di grande gloria con grandi chitarre, grandi parti vocali, una straripante e gioiosa voglia di vivere e di divertirsi, il tutto con un songwriting e una performance strumentale di alto livello. La partenza è di quelle che lasciano il segno, con l'entusiasmante arena rocker "Fever Dreams", che pare arrivare direttamente dalle sessioni di "Double Eclipse" e mostra un Gioeli stratosferico, e la solida "10.000 Reasons", pura class rock in chiave (migliori) Dokken dall'ottima interazione chitarra/tastiere e cori orecchiabili ed accattivanti. La dura titletrack segna il passo ed anche la qualità si abbassa un pochino, ma dal vivo dovrebbe funzionare benissimo, e neppure l'hard-AOR di "What I'd Like", nonostante un refrain molto simile a quello di "Heaven Tonight" (Yngwie Malsmteen con JL Turner... che disco quello!!!!!), e la ballad "Stronger Than Me", piuttosto piatta, brillano di particolare luce propria. Non male la cover di "Never Too Late For Love", già proposta da Phil Bardowell e da Mark Free, ma è con la successiva "Stay" che gli Hardline tornano su alti livelli qualitativi con delle rinfrancanti sonorità AOR ed un gran bel ritornello. Evitate pure la debole e confusa "I Don't Wanna Break Away" e passate direttamente al piacevole e rilassato rocker "Look At You Now", adatto a tenere spensierata compagnia in qualunque momento della giornata, e al puro AOR di "Please Have Faith In Me". Il finale torna ad essere incandescente con i melodici hard rockers "Show Me Your Love" e "The Only One" arricchite da una sezione ritmica scattante, parti vocali imperiose che disegnano strutture armoniche di gran livello. Nella seconda metà degli anni ottanta un simile album avrebbe ottenuto grandi riscontri di critica e di vendite e mi auguro che sia i fans più 'attempati' come il sottoscritto che vissero quell'indimenticabile periodo, sia i giovani adepti tributino il giusto omaggio ad una raccolta di canzoni che, nel loro insieme, sono appena un gradino sotto il classico debutto. Novanta il voto, di meno sarebbe ingiusto nei loro e nei vostri confronti.


 

Momento D'Estasi: Le prime due e le ultime due canzoni su tutte le altre

Pelo Nell'Uovo: la superflua "I Don't Wanna Break Away" e la poco riuscita "Stronger Than Me"