L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

L'Antro di Ulisse, Volume X

L'ANTRO DI ULISSE

Tales from the NWOBHM, and more... Volume X, a cura di 

 

DORIS NORTON

(Parapsycho) reissue ‘81

Black Widow Records/Masterpiece

VOTO – 80

PER CHI ASCOLTA -  Electrodark…and dance

 

Che Doris fosse un artista a tutto tondo è sempre stato un dato di fatto e se da un lato il suo contributo all’evoluzione di Antonius Rex e Macula è stato imprescindibile, la sua anima sperimentale ha trovato sfogo nei lavori solisti. Se l’iniziale “Parapsycho” è una micidiale heavy track venata di dark, che non avrebbe sfigurato nemmeno su qualsiasi lavoro degli Antonius Rex, graziata dal cantato rabbioso di Doris e dalla chitarra di Mastro Bartoccetti,la seguente “Ludus” si ammanta di suadenti melodie nel suo essere comunque asservita al verbo di Klaus Schulze e Tangerine Dream . “Psychic Research”al contrario porta il tutto sui territori electro dance dei Kraftwerk e se “Telepatia” è ancora dolce electro pop,la seguente “Hypnotised  by Norton” impreziosita dal flauto di Hugo Heredia, è uno straniante e allucinato viaggio nel cosmo degno degli Hawkwind più lisergici e minimali. La dolcissima  “Tears” con la sensuale Doris al proscenio,è il dolcissimo interludio che introduce l’ossessivo incedere “Obsession”,ancor irrobustito dalle guitars del maestro e la conclusiva “Precognition” altra track consacrata sull’altare dei Kraftwerk.In conclusione,qualche concessione di troppo alla dance,almeno per i miei gusti, ma un lavoro piacevole da ascoltare.

    

 

DAEMONIA

(Zombie of the Dawn Dead)

Black Widow Records/Masterpiece

VOTO – 85

PER CHI ASCOLTA – progressive rock sinfonico

 

Terzo lavoro  per il progetto solista di Claudio Simonetti, mastermind dei Goblin che negli anni’ 70 siglarono le colonne sonore per  film di Dario Argento quali  “Suspiria, Roller e Tenebre” ma soprattutto  “Profondo Rosso” con la quale raggiunsero un clamoroso successo mondiale. Nel caso in questione però il nostro, accompagnato da validissimi musicisti della scena romana quali Bruno Previtali alla chitarra, Federico Amorosi al basso e Titta Tani, (ex vocalist dei DGM) alla batteria,

rilegge in chiave progressive rock la colonna sonora di “Zombie” del registra George A.Romero, che nel 1978 era già stata comunque riproposta dai Goblin il cui album è in questa sede riproposto nella quasi totalità, seppur risuonato e riarrangiato in chiave più attuale. Ad impreziosire il tutto sono però le tre bonus track presenti sul bellissimo digipack edito dalla Black Widow. La prima “Roller”è una superba versione della title track dell’omonimo  e bellissimo album dei Goblin del 1976,qui riproposta in chiave heavy prog che comunque non disdegna solenni aperture sinfoniche. “Toccata e Fuga” è invece il classico di Bach violentato da squassanti digressioni hard rock con la chitarra di Bruno Previtali in splendida evidenza nel contrastare le elucubrazioni barocche delle tastiere di Simonetti  che supera se stesso nel tenebroso inciso di piano che caratterizza l’incedere ancora hard della tumultuosa e solenne sinfonia de “Il Cartaio”. Degni di nota del resto del cd invece sono senza ombra di dubbio l’iniziale e lugubre “L’Alba Dei Morti Viventi”,che davvero trasmette tutto l’orrore derivante dalla vista di un’orda di Zombie in marcia, la seguente “Zombi” che si dipana fra tentazioni funk e divagazioni alla Santana e “At The Safari” che pur angosciante nel flavour generale, mette in evidenza la bravura di Titta Tani on drums e percussioni varie. Se l’allegra “Torte In faccia” riecheggia forse fin troppo il Kieth Emerson di “Honky Tonk Train Blues” di tutt’altro spessore risulta il selvaggio heavy prog di  “Zaratozom” con ancora la chitarra di Bruno in splendida evidenza.  “La Caccia e il “Tirassegno” sono solo l’ennesima dimostrazione dell’abilità descrittiva della musica dei Daemonia,che raggiunge il suo apice nel malinconico piano che caratterizza la sognante “Oblio”,  la straniante nonché vagamente jazzy “Risveglio” e l’altrettanto dolcissima “Zombi Sexi”. Insomma, un album sicuramente da prendere in considerazione.

 

R-EVOLUTION BAND

(The Dark Side Of The Wall)

Wide Production

VOTO – 100

PER CHI ASCOLTA – Rock progressive ..and many more!

 

Fin dal titolo si evince che questo nuovo lavoro della band del fiatista Vittorio Sabelli altro non è che la dissacrante rilettura del capolavoro dei Pink Floyd,sezionato,manomesso e riarrangiato  in chiave dark, mettendo nel contempo a nudo il lato oscuro dell’animo e della musica di  Roger Waters. Attenzione però ragazzi, pur se gli arrangiamenti sono maledettamente oscuri, si avvalgono di ficcanti esplosioni hard & heavy, digressioni jazz and fusion, breaks reggae, minimali incursioni nel blues, colorite escursioni nella musica etnica e dulcis in fundo elegantissimi inputs di musica colta contemporanea. Completano l’espertissima squadra di “demolitori” Marcello Malatesta alle keyboards, Gabriele Tardiolo on guitar, bouzouki e lap steel,Graziano Brufani al basso e Oreste Sbarra alle percussioni senza dimenticare Sonia Bellini e Ilaria Bucci on vocals. Se l’iniziale “In The Flesh?” è già di per sé più hard oriented dell’originale, fin dalla seguente “The Thin ice” che seppur dolcissima, viene strapazzata a dovere da fiati dissonanti e voci in growl, è con “Another Brick in the Wall part 1 & 2” che viene a galla tutta la pazzia di un gruppo, assolutamente geniale che ne rilegge l'afflato sonoro in chiave tribale e orientaleggiante senza disdegnare comunque puntate nel metal estremo con tanto di vocals in screaming and growl alle quali si aggiungono pure uno psicotico sax che ne caratterizza il finale fusion and jazz.Gli stessi input sonori sono poi l’imprimatur della seguente “Mother”che alterna momenti dolcissimi a stranianti inserti gospel and jazzy, mentre “Goodbye Blue Sky”e “Young Lost” sono semplicemente geniali nel loro incedere hard and prog, anche se la seconda è impreziosita da stranianti inserti jazz and fusion. L’acustica ed introspettiva “One Of  My Bad Days” prepara all’ascolto del sacrale organo che caratterizza “Don’t Leave Me Now”, grandi le vocals femminili che punteggiano il quasi recitativo di Vittorio, poi protagonista assoluto con il suo languido sax che introduce “Cold As A Waltz” squassata da incursioni in growls che confluiscono nell’heavy prog di “Another Brick In The Wall part 3”.Se

“Hey You” è soffuso jazz prog , la seguente “Is There Anybody Out Here?” è prog sinfonico con acoustic guitars  in splendida evidenza che accompagnano il divenire sognante della commovente

E space oriented “Nobody” .Uno splendido inciso di piano and clarinet  impreziosisce invece

La suadente “We’ll Meet Again”,mentre la rilettura di “Comfortably Numb” è assolutamente fantastica nell’inglobare prog sinfonico e imputs fusion, con tanto di superbe voci femminili ad impreziosire il tutto. Se “ The Show Must Go Latin” rilegge Santana ancora in chiave jazz, la seguente “In the Flesh?” riprende le virulente tonalità heavy prog dell’inizio cd,con la chitarra sugli scudi pure nella seguente “Run Like Bells, seppur domata dall’onnipresente sax, che sposta il tutto su sonorità reggae assolutamente d’uopo alla rendering generale dell’intero lavoro.”Another Rock In The Wall” è comunque heavy prog allo stato brado, con tanto di keyboards space oriented in evidenza ,che introducono la fusion and prog “Waiting For The Worms”che precede la divertente

“The Trial”,con tanto di clarinetto simil cabaret da sballo assicurato,mentre la conclusiva “The Dark Side Of The Wall” conclude degnamente un lavoro affascinante e geniale a dir poco. 

 

ROCCAFORTE

Sintesi”

Keep Hold  S.N.C.

VOTO – 60

PER CHI ASCOLTA – pop rock

 

Il gruppo piemontese, presenta la sua nuova line up con questa antologia di pezzi vecchi, risuonati dalla nuova line up che ora comprende William Lucino on vocal, Fabio Serra alla chitarra, Daniele Malfatto alle tastiere, Bruno Borello al basso e Roberto Raselli alla batteria. Non conosco i lavori precedenti ma è indubbio che la nuova veste dei Roccaforte sia improntata ad un pop rock oscillante fra il pop tout court, il rock d’autore e  il rock prog  comunque “all’acqua di rose” come ben testimonia del resto l’iniziale e unico inedito “Avatar”. La seguente “20mq di Libertà”, pur se un troppo vicina a Timoria e Vibrazioni, almeno per i miei gusti, è invece assai piacevole rock al confine con l’Aor, mentre la pur carina“Vetrine” mi è indigesta in quanto fin troppo simile al pop da classifica di artisti quali Francesco Renga . “Africa” è piacevole nel suo incedere vagamente etnico e recupera le sonorità tipiche dei primi e validi Timoria e se “Gli Occhi Di Un’Altra Lei” e “Vai” si distinguono quantomeno per l’arrangiamento hard delle chitarre,la seguente “L’Aquilone” è rock cantautoriale di indubbia classe. “La Dolce Età” è soft rock di discreta fattura,anche se il refrain non mi piace proprio teso com’è alla ricerca del facile successo radiofonico,che pur non essendo cosa sbagliata non è nei miei cromosomi di palenteorocker, che infatti inorridisce all’ascolto della leggerissima “Bambino”. Peccato perché  l’hard rock della seguente “Giubbotto In Pelle Nera” dimostra quanto il gruppo ci sappia fare….li sculaccerei volentieri giuro! La gradevole“Tempo Di Scappare” è ancora improntata sulle sonorità pop and rock dei Timoria, mentre la conclusiva “Metamorfosi”è uno strumentale ben fatto che nulla aggiunge e nulla toglie ad un lavoro che pur non dispiacendomi non può certo soddisfare il mio lato vetero rock. Bravi comunque...

      

 

THE PROVIDENCE

“The Bloody Horror Picture Show”

(Black Widow Records/Masterpiece)

VOTO – 75

PER CHI ASCOLTA – Horror metal a là Death S.S.

 

La copertina del cd, ispirata  dall’indagatore dell’occulto Dylan Dog,ben si associa all’assunto sonoro della one man band di Bloody Hansen(vox, guitars, keyboards, bass).Horror metal, stilemi heavy dark e latenti influenze classics,associati  a  samples tratti dai vari films dell’orrore ai quali si ispirano le liriche delle tracks, vanno a comporre un quadro sonoro molto piacevole all’ascolto,

inficiato però da una sgradevole sensazione di deja vu,in quanto è davvero troppa l’influenza dei Death S.S. Fin dall’iniziale “Daughter”,comunque un ottimo brano di heavy dark,le vocals di Hansen sono palesemente fin troppo simili a quelle dell’inarrivabile Steve e questo mi ostacola non poco nell’assimilare la proposta musicale de The Providence.Ancora dopo due mesi di ripetuti ascolti infatti,non ho ancora deciso se il tutto è frutto di comuni basi culturali e musicali o mero e sacrilego plagio,anche se poi la seguente e horror dark “In Providence We Trust”e il micidiale heavy horror di “Eaters” fanno comunque trasparire tutta la passione e la bravura esecutiva di Hansen e dei membri ospiti dei Deathless.”The Ripper”introdotto dall’ennesimo samples,altra cosa questa che a mio avviso appesantisce parecchio l’ascolto,si sviluppa secondo coacervi hard’n’dark ,

mentre la seguente “Le Streghe” ne sviluppa il lato heavy classics con le vocals in grande evidenza.

Se  “Rosemary” e “Death Does Us Apart”,mettono in risalto inaspettate influenze gothic andando pure a personalizzare finalmente il sound, John Cardellino de L’Impero Delle Ombre,caratterizza da par suo il pesantissimo heavy dark di  “Horror Macumba”. In definitiva il lavoro è molto ben fatto, ma davvero urge una maggiore personalizzazione……

 

 

 

IL FAUNO DI MARMO

Canti,Racconti e Battaglie”

(Andromeda Relix/GT Music Distribution)

VOTO – 85

PER CHI ASCOLTA – progressive rock

 

In azione dal 2oo1 come The Rebus, il gruppo friulano di Luca Sterle,voce(flauto traverso),Valerio Colella (chitarre,kazoo,cori) e Francesco Bonavita alle tastiere,si presenta sul mercato con questo nuovo progetto dalle coordinate sonore saldamente ancorate nel progressive italiano dei ’70,rivisto

Comunque in un ottica sufficientemente personale nel suo essere mixing quasi perfetto di innumerevoli influenze. L’iniziale “Benvenuti Al Circo” è corroborante hard and prog  sospeso fra DeDeLind,Jumbo e Biglietto Per L’Inferno,pur se l’uso delle keyboards richiama spesso e volentieri i maestosi Trip .Bello in questo caso il controcanto di Federica Sterle e se l’hard and folk di “Madre Natura” è palesemente influenzato da Gentle Giant e Jethro Tull,pur rimanendo “italiano”nella particolare metrica delle liriche ,la seguente “Hop Frog” è senz’altro il capolavoro del cd,almeno a mio modesto parere. All’inizio sognante con tanto di flauto al proscenio,si contrappone uno sviluppo sonoro ancora visceralmente hard and prog con le keyboards che ingaggiano battaglia con possenti chitarre e diafani interventi di flauto.Insomma,gli Osanna,incontrano i Jumbo e tutti insieme suonano le track del primo lavoro del Museo Rosembach,anche se poi le maestose keyboards di Francesco uniscono il tutto,per un risultato finale davvero molto piacevole a sentirsi.

Se “Magic Kazoo” oscilla fra hard , blues , divagazioni psycho prog e ficcanti incursioni in territori jazz and fusion  che poi tornano nella seguente,piacevole e  strumentale “Nova Res”,con ancora il flauto al proscenio . “Non Mollare Mai” pur nella sua almeno apparente semplicità è ancora hard and prog di pregevole fattura nel suo incedere martellante con la chitarra assoluta dominatrice della scena e precede l’agreste e altrettanto bella “La Battaglia Di Kosovo-Polie” che mette in risulta pure stranianti influenze etniche. Bellissima la rendering de “Un Villaggio,Un’Illusione”, tratto dal primo album de Quella Vecchia Locanda, altro sicuro punto di riferimento per una band comunque e davvero assai personale nel suo rileggere il sacro verbo del prog dei seventeen. Detto che la conclusiva “Dorian Gray” è la summa senza laude della filosofia sonora del gruppo,restano da rimarcare l’artwork del bellissimo digipack inviatomi dal sempre amico Gianni Della Coppa,pure coproduttore di un lavoro dall’ottima rendering complessiva.Dimenticavo... , pure la sezione ritmica  di Alberto Ballarè al basso e Luca Carboni alla batteria,contribuisce in modo notevole al risultato finale...BRAVI

 

 

DESERT WIZARDS

Ravens”

(Black Widow Records/Masterpiece)

VOTO – 95

PER CHI ASCOLTA – psycho-rock

 

Completamente devoto al rock dei seventeen il gruppo ravennate fin dall’iniziale “Freedom Ride” mette in mostra quali sono le sue principali influenze : Uriah Heep, Atomic Rooster e Blue Cheer convivono infatti in questo grintosissimo brano, dal retrogusto comunque a là Black Sabbath constatata l’aurea di pumblea oscurità che grava su di esso, come del resto ben testimonia  la seguente e  cantilenante “Babilonya” impreziosita dalle vocals di Mambo e Anna e da improvvise esplosioni psycho. Questo brano oltretutto porta allo scoperto pure la devozione del gruppo per i Pink Floyd ai quali è consacrata la dolcissima “Back To Blue” con ancora Mambo e Anna sugli scudi nel loro tessere una melodia stoner and psycho  che poi trova nella seguente “Blackbird” il suo naturale completamento,pur innervandola di sagaci esplosioni hard and dark:notevole il break centrale con tanto di in crescendo fra le lisergiche keyboards di Anna e le grumose chitarre di Gito che poi e aggiungo finalmente innervano la micidiale “Dick Allen’s Blues” sospesa fra Blue Cheer

Per l’irruenza dell’incedere e Atomic Rooster per le dissonanti keyboards che la colorano..Forse il miglior brano del cd a mio avviso,a cui segue “Electric Sunshine”psycho rock track ancora sospesa fra Pink Floyd e l’allucinato stoner dei primissimi Kyuss.Infuocati duelli fra chitarra e organo,

infuocano invece la seguente “Burn Into The Sky” che nel break centrale al limite del doom riportano al primo album del gruppo. L’ancestrale melodia di “Vampires Queen”, si giova di un inciso di piano assolutamente da brividi sul quale si depositano lisergici solos e ancora una volta la bellissima voce di Anna. L’hard and prog di “Bad Dreams, bellissimo il dolcissimo break della parte centrale, è minacciosa nel suo incedere psycho-dark pur omaggiando gli Uriah Heep e questo dimostra una volta ancora la bravura di un gruppo  devoto ai grandi del passato,ma capace di rileggerne il verbo in modo assai personale,come del resto si evince dalla stupenda rilettura della conclusiva “Childhood’s End” ovviamente dei Pink Floyd.Insomma,un grande ritorno che come nel caso del cd d’esordio và assimilato con calma per poterne assaporare fino in fondo le molteplici sfaccettature.La produzione è ottima e l’artwork pure…bentornati ragazzi. 

 

THREE MONKS

The Legend Of The Holy Circle”

(Drycastle-Black Widow Records/Masterpiece)

VOTO – 75

PER CHI ASCOLTA – progressive sinfonico

 

Non conosco il primo lavoro dei tre fraticelli e davvero non sono la persona più indicata per recensire questo lavoro in quanto non ho mai amato molto il progressive strumentale,oltretutto per sole keyboards. Comunque, l’iniziale “The Holy Circle” è senza dubbio un grande brano di maestoso Progressive,venato di gotico che paga dazio a Jacula, Doris Norton e soprattutto Goblin.

L’organo di Paolo Lazzeri è sempre al proscenio e se nella seguente “Into Mystery” il sound è più barocco,ancor assai dinamico ma meno oscuro e drammatico, in “The Battle Of  Marduk” il tutto si ammanta di imputs classici  e vagamente space che non possono non ricordare i Van Der Graaf  Generator e il Keith Emerson di “Inferno” . La sacrale “The Rest Of The Sacred Swarm” , è dolcissima nel flavour e davvero sembra ispirata dal “Notturno” di Bach e in questo caso è da sottolineare il lavoro del basso di Maurizio Bozzi che ne sostiene il delicato equilibrio fra musica classica, andando poi con il drumming essenziale di Claudio Cuseria ad incrementare la dinamicità di “Rieger” .Se “The Strife Of Souls” è ancora ispirata ai Van Der Graaf Generator più sinfonici,pur contenendo,finalmente imputs hard and prog,la conclusiva “Toccata Neogotica nr.5” è mero esercizio di grande stile compositivo ed esecutivo,che se da un lato mette in mostra tutte le qualità di Mastro Lazzeri.dall’altro ne mostra anche tutti i limiti espressivi.Scusandomi per la mediocre recensione,invito comunque gli appassionati del genere all’ascolto…