L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

L'Antro di Ulisse, Volume XI

L'ANTRO DI ULISSE

Tales from the NWOBHM, and more... Volume XI, a cura di 

 

SKANNERS

(Eins,Zwei,Drei Metal Party)

Crac Edizioni

 

VOTO -100

 

PER CHI ASCOLTA – heavy rock

 

Sergio Nardelli sarebbe orgoglioso della sua opera.Pensata e scritta con il cuore,che poi lo ha tradito,questa opera omnia sul gruppo di Bolzano oltre ad essere un omaggio al grande gruppo di Claudio Pisoni e Fabio Tenca è nel contempo il testamento spirituale di una grande persona che mi onorava della sua amicizia e stima e  che al metal ha dedicato una vita intera.L’opera nel suo complesso,libro+dvd, è stata poi conclusa dall’altrettanto grande Stefano “Steven Rich” Ricetti

Caporedattore del portale metal  www.truemetal.it al quale collaborava pure il mai compianto abbastanza Sergio .Dunque,rimpianti a parte, il libro consta di ben 183 pagine  e prende in considerazione tutta e dico proprio tutta la lunghissima e gloriosa carriera del gruppo altoatesino ,il tutto impreziosito da ottime foto , esaustive informazioni sulla discografia del gruppo, commenti di tutti i membri passati e presenti del gruppo stesso e interviste con alcuni addetti ai lavori a suo tempo contattati dal grande Sergio.Davvero un ottimo  e assai elegante libro al quale si aggiunge un dvd di ottima fattura che attraverso immagini on stage e non,per più di 80 minuti descrive con dovizia di particolari la trentennale carriera del gruppo della premiata ditta Pisoni/Tenca.

Ovviamente da avere ragazzi…………..BUY or DIE!!!!!!!                           

Per averlo contattare    edizionicrac@gmail.com                                                        

    

 

CRYING STEEL

(Time Stands Steel)

My Graveyard Productions

 

VOTO – 100

 

PER CHI ASCOLTA – Heavy Metal all’ennesima potenza!!!!!!!!

 

Nuovo lavoro e nuova line up per lo storico gruppo tricolore e se Alberto Simonini aveva trovato in Max Magagni un degno successore,l’altro membro storico Luca  Bonzagni può ben essere orgoglioso del nuovo singer Stefano Polmonari .Ovviamente lo zoccolo duro del gruppo sono ancora Franco “penna bianca” Nipoti e la granitica sezione ritmica formata dagli inossidabili Luca Ferri on drums e Angelo Franchini al basso.Se l’iniziale “Defender” è un micidiale heavy speed,la seguente “Shutdown”è viscerale heavy metal sulla scia degli Accept più ispirati,anche se il refrain assume piacevoli connotati classy. Con “Looking” si torna a viaggiare a velocità supersonica in pieno classic metal anni ’80 e in fondo è proprio questa la peculiarità che amo del gruppo:fedeli alla linea ma ancora prepotentemente attuali nel loro proporre musica senza tempo e comunque e sempre potentissima come ben dimostrano del resto la seguente “Rockin’ Train” terremotante heavy rock che farebbe crepare d’invidia pure i Saxon e l’altrettanto squassante “Heavens of Rock” .

L’heavy’n’roll di “Crying Steel” è pure impreziosita dal solo guitar del sempre impareggiabile Alberto Simonini e se  la seguente “Metal Way” è metal rock di ottima fattura,con ancora imputs class and melody, “Starline” è ancora dannatamente heavy speed.Se la prorompente “Riding” rivitalizza il classy rock dei primi Dokken per la gustosa linea melodica che la caratterizza, la seguente “No Slip”è un cazzotto in piena faccia tanto è brutale e velocissima. “Black Rose” è possente heavy metal,mentre la conclusiva “Beverly Kills” è un’esplosivo heavy dall’incedere dissennato che conclude degnamente un lavoro a dir poco esplosivo.Inutile dire che la prestazione del gruppo è fantastica,la produzione gli rende finalmente giustizia e la grafica è finalmente all’altezza della situazione.Semplicemente Grandiosi!!!!!|!

 

TARCHON FIST

(Heavy Metal Black Force)

My Graveyard Production

 

VOTO – 80

 

PER CHI ASCOLTA – Heavy rock

 

Il terzo lavoro del gruppo dell’irriducibile vecchiaccio terribile Luciano Tattini è in sintesi la consacrazione del gruppo pur se ampiamente rimaneggiato per l’ennesima volta.Infatti al fianco del grande Lucio e dei fidi compari Marco Pazzini e Andrea Bernabeo rispettivamente bass and drums,troviamo i nuovi arrivati  Sergio Rizzo alla seconda chitarra e Mirco Ramondo on vocals.

Pur nella mia assoluta ammirazione per il precedente singer,devo dire che la duttilità vocale di Mirco permette al gruppo bolognese maggiore libertà di espressione e questo per un gruppo che spazia fra l’arena rock dei Black’n’Blue,l’happy Metal e l’heavy classic è davvero il non plus ultra.

Infatti se la veloce “Knights Of Fate” e la più cadenzata e possente  “I Stole A Kiss To The Devil”, sono consacrate al culto delle “Zucche” pur se illuminate trasversalmente dal Raggio Gamma,la title tracks ripropone l’arena rock del gruppo di Tommy Thayer,pur sodomizzato da brutali imputs ancora di matrice teutonica.Se “Student Attack” è terremotante heavy speed che pur pagando dazio ai Saxon,se ne diversifica per debordanti breaks hard’n’heavy con tanto di ferocissime vocals in growl ,la seguente e assai melodica “You Must Feel Your Heart” chiama addirittura in causa i Ratt più crudi del primo lavoro,constatata la rudezza sonora con cui il gruppo ne rilegge gli stilemi.

Insomma,melodici si ma mai sdolcinati e mollicci ,come del resto dimostra l’hard’n’heavy dirompente di “Sweet Lady Rose”,rilettura in salsa bolognese del sound degli Helloween,con tanto di feroci digressioni e improvvise accelerazioni che fanno da perfetto contraltare a “All Your Tears”

Sorta di hard’n’power ballad con tanto di esplosiva parte conclusiva che, pur dal prevedibile sviluppo, è senz’altro di ottima fattura.Se la pur potente “Unconvertible” non mi convince del tutto,la seguente “Play It Loud” è hard al punto giusto e mi prepara all’irrompere del bestiale e massacrante heavy’n’roll di“Diavoli Neri” che ben si accoppia con la conclusiva “Born To Kill”

Heavy speed a là Motorhead che ben testimonia quanto il gruppo abbia masticato e digerito tutto lo scibile metal degli ultimi trent’anni per poi risputarlo in your face con un approccio assolutamente personale e godibilissimo…………bravi!!!!  

 

SONATA ISLANDS

(Meets Mahler)

Zone Di Musica

 

VOTO - 90

 

PER CHI ASCOLTA – Jazz rock

 

L’eclettico flautista trentino Emilio Galante accompagnato da Giovanni Falzone on trumpet,Achille Succi on clarinet and sax,Simone Zanchini all’accordeon,Stefano Senni on bass e Francesco Cusa on drums,rileggono  l’opera “Lied Von Der Erde” del grande compositore Gustav Mahler.Per quanto ne capisco di questo genere musicale,la chiave di lettura usata è un sofisticatissimo jazz rock a tratti spesso e volentieri sconfinante nella fusion,come ben evidenziato del resto nella pozione musicale “Simone Zanchini Non Mahler”,dove il gagliardo Simone all’accordeon crea atmosfere latino americane da sballo pure per un profano e sacrilego ascoltatore come lo scrivente,anche grazie al basso funky di Stefano Senni .Su tutto e tutti folleggia il leggiadro flauto di Emilio Galante che riporta il tutto sui binari cari a Soft Machine e soprattutto Wheater Report,influenze queste ben presenti pure nella minimale 4 porzione a titolo “Achille Succi Von Der Schonheit”,altra mini suite di musica contemporanea “colta”.Davvero affascinanti i duelli fra il clarinetto di Achille e il flauto di Emilio con Giovanni e la sua trombetta a fare da terzo “incomodo ospite” per poi assurgere a protagonista assoluto,insieme al dodecafonico basso di Stefano,nella caledeoscopica “Giovanni Falzone Around Mahler”.L’iniziale “Hubert Stuppner Das Trinklied” dimostra comunque tutta la classe esecutiva del gruppo ,mentre “Stefano Senni  Kind Of Earth” è forse la porzione musicale più strettamente progressive dell’intero lavoro,pur trincerata dietro astruse costruzioni jazz e conturbanti digressioni  vagamente folk che sembrano fuoriuscire dai fumosi bistrò di Parigi.La conclusiva “Commiato” pur mantenendo intatti le coordinate musicali dell’intero lavoro è impreziosita dalle vocals di Tommaso Lonardo che prendendo come spunto l’Antico Ciclo di Poesie Cinesi adattato in lingua madre da Giuseppe Calliari ,narra di un dialogo immaginario con se stesso di un viandante che incamminandosi verso i monti pensa o vuole raggiungere la terra natale.

Scusatemi ragazzi,ma di meglio non ho saputo fare…..Donato vuole a tutti costi aumentare la mia cultura musicale…ma insegnare l’inglese al somaro metallaro qual sono è veramente compito improbo. Pur nella mia abissale ignoranza ho comunque gustato davvero il lavoro….       Per averlo contattate direttamente o il gruppo www.sonataislands.com  o info@zonedimusica.com

      

 

SYNDONE

(Odysseas)

Fading Records/Art rock

 

VOTO – 100 e lode

 

PER CHI ASCOLTA – progressive rock

 

Dopo il propedeutico ritorno di “Melapesante” del 2010 e lo stupendo “La Bella e la Bestia” del 2012,il gruppo dei talentuosi Nik Camoglio on keyboards,Francesco Pinetti al vibrafono e Riccardo Ruggeri on vocals,giunge con l’odierno “Odysseas” al compimento del viaggio che li ha portati alla creazione di un sound personalissimo,sofferto e assai affascinante.Infatti,se negli anni ’80, il gruppo

Era solo un fedele discepolo di Orme e E.L.P.,con l’odierno lavoro la musica del gruppo assume una personalissima dimensione che se da un lato non può prescindere dagli stilemi di gruppi fondamentali quali  Banco del Mutuo Soccorso,Goblin,Acqua Fragile,Area,Uno e Città Frontale,fà propri pure la lezione dei Gentle Giant come ben evidenzia del resto il jazz rock dell’iniziale, assai dinamica  e strumentale “Invocazione Alla Musa”.La seguente “Il Tempo Che Non Ho”è un delicato interludio con la chitarra acustica e il violino degli special guests  Pino Russo e Beppe Tripodi impegnati nell’accompagnare le sofferte vocals dell’ispiratissimo Riccardo,prima che le keyboards di Nik diano al tutto una drammatica connotazione sinfonica che trova la sua catarsi nella magniloquente “Focus”,nella quale Banco e Greenslave sono asserviti alla genialità compositiva del

Gruppo. Breaks per piano e vibrafono,divagazioni jazz ,solenni aperture melodiche  e il cantato rabbioso di Riccardo ne fanno uno degli episodi migliori dell’intero lavoro che ne spezzano l’incedere solenne . La dolcissima “Penelope”pure impreziosita dal flauto di John Hackett, vede ancora al proscenio sia lo struggente piano di Nik che le vocals  di Riccardo ,e se “Circe” è un intermezzo jazz and fusion di mastro Pinetti al vibrafono,la seguente “Ade”lo trova ancora protagonista a dettare con  il piano di Nik,nel supportare linee melodiche di rara intensità emotiva interpretate con pathos dal mai lodato abbastanza Riccardo,il tutto corroborato da diafane digressioni  jazz e improvvise esplosioni di rock sinfonico,che invece caratterizzano l’intermezzo strumentale a titolo “Poseidon”. Se “Nemesis” è una leggiadra composizione di purissimo jazz rock,pur contenendo ancora divagazioni fusion e dolcissimi break sinfonici  assolutamente da godere,la seguente “La Grande Bouffe” è la summa cum laude del credo musicale dei Syndone nel suo essere in  mirabile equilibrio fra rock sinfonico e il  vibrante progressive rock della stupenda “Eros & Thanatos”. Se “Vento Avverso” è ancora un dolcissimo duetto fra Riccardo e Nik la conclusiva “Daimones” è una commovente progressive ballad che suggella un autentico capolavoro.Alla maiuscola prova del trio torinese và poi assommato il drumming essenziale ma ispiratissimo di Marco Minnemann(Steve Wilson,Adrian Belew..fra gli altri),liriche bellissime ispirate alla storia di Ulisse e Penelope,una produzione superba e un digipack bellissimo la cui cover è ispirata dal quadro “A Oriente” di Lorenzo Alessandri.Ovviamente  Buy or Die!!

 

 

 

OLD MAN’S CELLAR

(Damaged Pearls)

Valery Records

 

VOTO – 80

 

PER CHI ASCOLTA – A.O.R/melodic rock

 

Gruppo modenese attivo dal 2oo9 ha nel singer Ricky DC e nel chitarrista Freddy Veratti i suoi punti di forza nel proporre un sound dalle chiare matrici melodiche o A.O.R che dir si voglia.

Se l’iniziale e frizzante “Damaged Pearls” e “HyperLove” sono chiaramente ispirate da Bob Jovi,  “Amber Lights”è legata a doppio filo ai  Danger Danger nel suo essere elegante pop rock mai sopra le righe ,cosi come “Don’t Care What’s Next” formalmente perfetta nel costrutto ricorda parecchio gli Harem Scarem. Tuttavia e nonostante i miei continui riferimenti ad altri,il gruppo è assai bravo nel comporre e personalizzare i propri brani e infatti “The Years We Challenge” è un ottimo heavy’n’roll che se da un lato chiama in causa pure i TNT,dall’altro conferma in pieno le grandi qualità pure esecutive del gruppo.Se “Rain Talk” è ancora puro melodic rock,la seguente “Is This The Highest Wave”,mette in mostra pure il piano del keysman Max Boni,per un ballad davvero bella,mentre  “Knees On  The Straw” è un piccolo bijou di class metal di ottima fattura pur rimembrando i Tyketto.Con la grintosa “Soul Exercise” si torna nei territori di caccia di Bon Jovi,mentre “Still At Heart”è ancora una pregevole ballad,questa volta appannaggio di Freddy, impreziosita da una prestazione maiuscola del bravo Ricky. “Summer At The White Tiger”è a mio

Modesto parere forse l’episodio migliore dell’intero lavoro essendo in mirabile equilibrio fra Night Ranger,Bon Jovi e……Old Man’s Cellar,mentre la conclusiva “Undress Me Fast” è un piacevolissimo hard’n’roll che permette pure alla sezione ritmica di Angelo Scollo on bass e Andrea

Fedrezzoni on drums di mettersi in mostra.Insomma un ottimo lavoro di debutto, anche se pur con tutte le capacità messe in mostra,non sarà facile per  il gruppo,trovare la propria identità in un genere di rock così particolare.Comunque per ora bravi!!!!

 

 

WOLVESPIRIT

(Dreamcatcher)

Black Widow Records/Masterpiece

 

VOTO – 70

 

PER CHI ASCOLTA – blues and stoner rock

 

Il gruppo tedesco della rossocrinita cantante Debbie Koye,si abbevera alla fonte dei ’70 con

Evidente ma ben poco fantasia.Infatti se formalmente tutto è perfetto ,alla lunga l’ascolta del cd annoia un poco.Se l’iniziale “Blowin’UP” è ridondante hard’n’blues vagamente dark nel suo incedere minaccioso,la seguente “Holy Smoke” è un frizzante boogie rock ,con tanto di coretti

In stile power flower,mentre la ruspante “Making Me Wild” rimembra non poco i Jefferson Airplane,nel suo essere  psicotico hard rock con annesse digressioni nel blues. “From Venus I Came”        introdotta dall’organo di Oliver Eberlein,sembra provenire dal songbook dei Doors pur supportata da un guitar riffing assai pesante di matrice Zeppelin,numi tutelari della seguente e saltellante “Dreamcatcher” che pur si ammanta di incursioni nel dark sound dei Sabbath,ben  presenti in “Crossroads” ancora grazie alla chitarra di Rio Eberlein anche se poi il costrutto generale del brano riconduce ancora agli Airplane.  Per fortuna  “Gypsy Queen” è un infuocato hard’n’roll di ottima fattura anche se il dirigibile aleggia pericolosamente sulla zucca dei quattro tedesconi. “Raven” riprende le trame sonore del primo brano e se “Wake Up”è un discreto hard’n’blues la conclusiva “Spacetrippin” è un sacrilego connubio fra Sabbath e Zeppelin.Mah……       

 

GLEEMEN

(Oltre….Lontano,Lontano)

Black Widow Records/Masterpiece

 

VOTO – 85

 

PER CH I ASCOLTA – blues rock

 

Fondato nel 1965 da Bambi Fossati il gruppo genovese arriva solo nel 1970 all’omonimo album d’esordio,per poi sparire nell’oblio soppiantati dai Garybaldi  con i quali il mastermind  Bambi Fossati si rende autore del progressivo “Astrolabio” e del propedeutico “Nuda”.Tornando ai Gleemen fra il ’65 e il ’70,furono l’ anello di congiunzione fra il beat italiano e il  rock ,grazie proprio all’amore viscerale di Fossati per Hendrix,Cream,Santana e compagnia danzante,pur gettando le basi per quanto poi sviluppato dai Formula tre di Alberto Radium e dai primissimi New Trolls.Questo lavoro riprende quindi il discorso interrotto nel 1970 con classe,bravura e tantissima nostalgia per quel irripetibile periodo,per mano del drummer Maurizio Cassinelli e del fido scudiero Angelo Traverso al basso.Bambi Fossati  per meri motivi di salute, è presente in soli due brani degnamente sostituito comunque alle guitars da Gianpaolo Casu e Mauro Culotta,ai quali si aggiungono Giovanni Pastorino alle keyboards e innumerevoli ospiti/amici fra cui spiccano Marco Zoccheddu on guitars e Martin  Grice al sax.L’iniziale “Anima Di Gomma” mette subito in chiaro le coordinate sonore del gruppo:viscerale rock blues a cavallo fra Clapton e Santana,quest’ultimo ben presente pure nella seguente “La Grande Carovana” impreziosita però da imputs progressive . “Canzone Dei Cuori Semplici” è una sofferta ballad con un magnifico solo guitar di Alessandro Paolini a cavallo fra Formula 3,Nuova Idea e New Trolls,ma che viene dal cuore di musicisti che hanno contribuito a creare quanto poi sviluppato dai gruppi appena citati . In “Skizoid Blues” il

 trio Fossati/Cassinelli/Traverso mette a nudo la sua anima blues per una track da brividi che precede l’ancor dolce “Il Venditore Di Palloni”,resa ancor più malinconica dal violino di Roberto Piga. La drammatica e quasi dark “In Una Stanza”,a mio giudizio l’apice dell’intero lavoro, è marchiata a fuoco dall’infuocata chitarra e dalle vocals disperate di Bambi Fossati ,mentre “Stelle Di Vetro” è un beat rock ancor venato di blues di pregevole fattura. Se “Nel Mio Cortile” è un delicato episodio di blues and fusion,innervato da improvvise intrusioni hard e impreziosito dal sax di Martin “Prezzemolino” Grice.,la seguente “Solo Amore” è una blues ballad fin troppo d’altri tempi mentre la conclusiva “Oltre..Lontano,Lontano”con il piano di Marco Zoccheddu in evidenza se nel costrutto è devota al blues di Jeff Healey,nelle intenzioni è quanto i Gleemen sono stati e vorrebbero essere.Certo un lavoro non imprescindibile e pubblicato forse fuori tempo massimo ma ragazzi,a chi suona con il cuore è dovuto sempre e comunque il massimo rispetto.               

 

 

BLUE DAWN

(Cycle Of Pain)

Black Widow Records/Masterpiece

 

VOTO – 90

 

PER CHI ASCOLTA – Dark and doomy …and many more

 

Secondo lavoro per il gruppo Genovese che ora annovera al fianco della carismatica female singer Monica Santo,Enrico Lanciaprima on bass and vocals e Andrea Di Martino alla batteria,il nuovo axeman Luigi Milanese.Rispetto all’omonimo debutto ,il nuovo lavoro  ne approfondisce   il lato gothic and dark wave,pur restando pregna di atmosfere e imputs doomy,anche se l’ìniziale “That Powers That Be”,nel suo essere dinamico heavy’n’dark dimostra l’esatto contrario contrario.

Se la seguente “Emerald Eyes” è in equilibrio fra Sabbath e Sister Of Mercy,nel suo incedere tetro e dissonante , “Naked Soul”ne amplifica gli imputs dark wave,ricordandomi a tratti pure i primissimi

E oscuri Killing Joke,anche se non mancano le digressioni proprie del dark sound come dimostra il tenebroso break centrale.Su tutto e tutti si ergono poi le vocals ieratiche e dissonanti di Monica,

discutibili fin che si vuole ma parte integrante e caratteristica precipua del gruppo.A giustificare

quanto asserito dallo sprovveduto scrivente  arriva però “Cycle Of Pain” che a fronte dell’incedere hard’n’heavy presente interessanti break gothic e improvvise aperture nello psycho-prog,ben rappresentato del resto dalla seguente “Clone”,invero straniante il break centrale con tanto di sax in evidenza, metallizzata comunque a dovere dai riffing a digressione forzata che la caratterizzano. Lo space and doomy  strumentale di “Dawn Of Contempt” introduce l’ossianica “Contempt”,autentico moloch di psicotico doom comunque illuminato dalla solista del nuovo arrivato sugli scudi pure all’acustica con il breve intermezzo strumentale a titolo “Aurora” che precede “The One To Blame”

composita track che a parentesi doomy,alterna esplosioni hard’n’heavy e break melodici di sapore progressive pur restando assai malinconici.Se “Red Sun” è ancora un piacevole strumentale di stampo progr ma dalle atmosfere hard’n’gothic,la conclusiva “In Every Dream Home A Heartache”

con tanto di sax  e grande solo guitar,rende al classico dei Roxy Music un flavour dannatamente oscuro,interpretata in duetto da Enrico Lanciaprima e Monica che dimostra comunque di avere maggior duttilità vocale di quella dimostrata finora……capito…mi hai????? La bonus track “Last Cry” è perfettamente in linea con il resto del lavoro,pur accentuando ancor di più la componente

dark wave.Chiude il cd il video assai interessante di “Cycle Of Pain”. Bravi ragazzi!!!!!