L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Intervista: Concrete Block

Tra potenza heavy e rabbia HC, i Concrete Block rappresentano una degna alternativa a tanto metalcore d'importazione troppo spesso spacciato come "imperdibile". Ed il nuovo album "Twilight Of The Gods" è qui a dimostrarlo…

intervista di

“I testi dei Concrete Block sono incentrati sul malessere dell’odierna società. Una critica feroce che vi sentite di portare avanti anche nella quotidianità e non soltanto sopra un palco?”
“I nostri testi parlano del mondo che viviamo ogni giorno. Arriviamo tutti dal disastrato mondo del lavoro, apparteniamo alla casta più bassa di questa nazione allo sfascio. Non raccontiamo quello che succede ad altri, raccontiamo quello che succede a noi o ai nostri amici e parenti. Potrà sembrare triste o poco fantasioso, ma la realtà e più cruda di quello che molti possono credere.”

“Cosa vi influenza maggiormente quando scrivete un pezzo? E cosa volete esprimere con esso?”
“La vita di tutti i giorni. Cerchiamo di esprimere tutta la sofferenza di questo sistema malato, anche con una punta di sarcasmo ed humour nero. Dopo tutto, siamo nell'intrattenimento, se riusciamo a far riflettere ed in mezzo strappare un sorriso, è un grosso piacere per noi...”

“Genesi del nuovo album: quando avete iniziato a comporlo e quanto tempo avete impiegato per completarlo?”
“Abbiamo iniziato a scriverlo a Settembre 2012 e finito di registrare a Gennaio 2013…”

 “Come siete arrivati al deal con la FOAD Records?
“Io (Saverio) conosco Giulio e Pranda da anni. Gli ho proposto la cosa e loro hanno creduto nel nostro lavoro. Non è facile di questi tempi, in cui le etichette non sono nient’altro che una fregatura senza etica, paghi per avere un servizio in poche parole. Infatti, il mercato è intasato di gruppi di merda composti da ragazzini benestanti...”

 “A chi/cosa si riferisce il titolo del vostro album? Sembra un titolo più adatto ad un’epic metal band piuttosto che ad una HC...”
“Gli dei non siamo nient’altro che noi. E’ il crollo delle nostre certezze, il cambiamento del mondo che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Stiamo vivendo un momento storico, la consapevolezza che dobbiamo distruggere tutto il vecchio è il crepuscolo degli dei…”

“Parlando dell’artwork: da cosa è ispirato e cosa rappresenta?”
“E’ il dio Pan. Ci piaceva l’immagine di un dio caduto in disuso che si accascia al tramonto.”

 “Nel 2007 venne pubblicato il vostro debut EP “Down With The Madness”. Rispetto al nuovo album, riscontrate più similarità o maggiori differenze?”
“Ti dico…della formazione originale sono rimasto soltanto io, i nuovi Concrete Block erano fans ed ora sono della band….e poi componiamo tutti assieme, cercando sempre di migliorare rispetto ai lavori precedenti”

“La cover dei Carnivore come va intesa? Un tributo al compianto Peter Steele o ad una band che vi ha ispirato?”
“Ho sempre adorato i Carnivore, mi piaceva l’idea che i giovinastri che suonano con me conoscessero quella band, e tutto quello che era la scena hardcore metal di NY nella seconda metà degli anni ’80. Possiedo il vinile originale di quell’album...”

“Il nuovo disco fonde insieme la veemenza dell’hardcore con pesanti influenze metal, ma sfugge al banale metalcore in voga oggi. Lo etichetterei “hatecore”. Quindi, usuale love/hate question per il musicista: come definireste la vostra proposta?”
“Ascoltando Sepultura, Slayer, Gorefest, Obituary, Crowbar credo che ci abbiano influenzato di più questo tipo di suoni. Abbiamo cercato di staccarci dal clichè del gruppo macho-core che suona metallo scadente. Vorremmo essere presi in considerazione per il nostro talento di musicisti. Personalmente mi sono scocciato di tutti questi ragazzini vestiti da rapper del ghetto americano che fanno i gangster sui social network.”

“Dopo un’instabilità accentuata, possiamo considerare la vostra line-up attuale quella definitiva?”
“Lo spero di cuore e mi tocco i coglioni intanto....”

“Siete spesso andati in tour in Europa: quali differenze avete riscontrato nelle varie audience con cui vi siete confrontati?”
“Per avere un feedback reale di cosa succede in Europa vedi quanto lavora il tuo merchandise. L’appoggio di un ufficio stampa e di un agenzia di booking sono fondamentali. In Europa il pubblico è molto condizionato dai media di settore, e poi i gruppi italiani sono visti un po’ come degli sfigati nel baraccone da circo della musica estrema. Fondamentalmente, da parte nostra c’è anche un desiderio di vendetta e di abbattere il pregiudizio.”

“Potendo scegliere una band con cui andare in tour, con chi vorreste dividere il palco e perché? E, tra quelle con cui avete già suonato, con quale non vorreste mai più farlo?”
“Crowbar, Sepultura, St. Vitus, Obituary. Per quanto riguarda con chi mai più, in genere i gruppi di merda si terminano da soli o non vanno troppo in giro, per fortuna...”

“Negli anni ‘80 la scena punk-hardcore italiana, e quella torinese in particolare, dettavano legge anche all’estero. Secondo voi, cosa ne è rimasto oggi?”
“Ahahahahahahaha niente! Soltanto qualche buon amico, qualche vecchio brontolone, qualche vecchio che se la tira per cosa faceva trent’anni anni fa....”

“Attualmente, suonare hardcore per voi rappresenta anche una manifestazione d’intenti, l’espressione di un'ideologia ben definita come negli '80s, o possiamo considerare persino l’HC un genere omologato?”
“Devo ammettere che l’hardcore è un genere omologato. Oramai ogni diramazione del genere ha il suo vocabolario, il suo modo di battere il tempo e di dare le pennate. E la cosa più triste è dover discutere con degli idioti che si credono degli scienziati dei grandi temi della vita. L’hardcore dovrebbe essere comunicazione e senso critico anche nei confronti di se stessi, non la proclamazione di un dogma...”

“Che cosa significa esattamente il nome della vostra band e come nasce?”
“Quando trovammo il nome pensavamo al quartiere delle Vallette a Torino...palazzi di edilizia popolare a profusione, un po’ come tutta la Torino fuori dal centro storico. A me all’inizio non piaceva, ma poi ci si abitua a tutto. E meno male che là fuori ci sono un sacco di gruppi con nomi di merda, almeno ci consoliamo...”

“Quali sono i vostri ascolti preferiti in questo momento?”
“Ascoltiamo veramente di tutto…roba nuova…vecchia. Posso dirti di cosa ascolto io al momento: Superjoint Ritual, Crowbar, Eyehategod, Panzerbastard, Ringworm, Type O’ Negative...”

 “In passato avete registrato un brano alquanto incisivo (“Rabbia”) cantato in italiano. Rimarrà un esperimento isolato od in futuro potremo aspettarci qualcos’altro di simile?”
Tranquilli vi risparmieremo!”