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Intervista: Europe

EUROPE – Conferenza Stampa - Milano, Alcatraz 28/11/2015

Milano, freddissimo, una coda di fedelissimi è già appostata fuori dal locale dal primo pomeriggio nel tentativo di accaparrarsi dei posti in prima fila, i tour bus sono già parcheggiati, membri della crew e svariati personaggi che tentano di infilarsi nei camerini si aggirano con fare circospetto. La conferenza stampa con gli svedesi orgoglio Europeo che, con sole 9 note messe in fila hanno infiammato quasi un trentennio, è fissata per le 17.15; Joey Tempest e John Norum non ci saranno, e la delusione di alcuni è palpabile.  All'interno dell'Alcatraz è stata allestita una saletta per l'occasione, con poltroncine argentate e porte chiuse di plexiglas; per i Divini sono preparate 3 poltroncine con una fila di altrettanti tavolini a fare da scudo tra loro e noi 18 addetti stampa. A sorpresa entrano Mic Michaeli, Ian Haugland e Joey Tempest, che sembrano essersi appena svegliati dal pisolino pomeridiano, vestiti in fretta e in furia e catapultati alla conferenza mentre tutto quello che avrebbero voluto fare sarebbe stato dormire altri 5 minuti. Ian, a dispetto del freddo, è in calzoncini corti e gambe più lisce di una modella, Mic si trascina con l'aria di chi ha lo scazzo perenne mentre aspetta di mettersi dietro le sue tastiere, e Joey, occhiali scuri e – giuro – capello leggermente crespo, sfoggiando il suo sorriso d'ordinanza migliore chiede se assisteremo tutti allo show e ringrazia dicendo "Thanks for coming!".  Però devo dirlo: avranno anche più di cinquant'anni ma la loro figura la fanno sempre, ed è sempre un'emozione stare di fronte a loro. Probabilmente saranno un po' stanchi, e probabilmente tremeranno all'idea di dover rispondere sempre alle stesse domande, ma siamo qui e domani metterò la foto su Facebook e mi invidieranno tutti e tanto basta… Dopo qualche tentennamento e sorrisini vari la conferenza ha inizio.

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-          Com'è essere qui e suonare nonostante quel che è appena successo a Parigi? Voi avete deciso di non cancellare nessuno show, anche se in molti l'hanno fatto…

Joey: Il tour era stato fissato da tempo, a volteci sentiamo nervosi ma le cose stanno andando bene, tocchiamo legno!

Ian: Per noi è importante non lasciare che il Male vinca; se noi ci nascondiamo, loro vincono! Noi dobbiamo portare in giro la musica, l'amore, la passione…

Mic: Abbiamo fatto altre date prima di questa, anche in Francia e a Parigi, e si crea davvero un bel feeling con il pubblico ogni volta, una scia di pace e amore!

 

-          Il vostro ultimo album oltretutto si intitola "War of Kings"; chi sono i Re di questa guerra?

Joey: Si tratta di antiche storie della tradizione svedese, danese, vecchie storie nordiche, a proposito del primo uomo ad autoproclamarsi Re in Svezia, Danimarca e Norvegia dopo la guerra. C'è un libro che si intitola "The Long Ships" di cui io e John Norum abbiamo discusso tempo fa e che abbiamo utilizzato come base per le canzoni, dunque principalmente l'album è ispirato al libro.

 

-          Adesso è un tema davvero attuale, quello della guerra; come vedete il futuro da questo punto di vista?

Joey: Non voglio davvero avere nessuna connessione con quel che sta succedendo. Noi siamo musicisti e basta!

Ian: Chiunque può guardare le cose da diversi punti di vista, interpretare i versi delle canzoni come preferisce, ma sono d'accordo, è un tema attuale.

 

-          Una domanda per Joey: nel tuo primo album solista dici "There's a place that I'd like to reach"; sei arrivato dove volevi arrivare?

Joey: Il mio primo album solista… Quanta strada abbiamo fatto! Ci siamo re-incontrati nel 2003 a casa di Mic a Stoccolma, ci siamo detto che avremmo voluto andare avanti per molto tempo e costruire un nuovo futuro… Penso che ce la stiamo cavando bene!

Mic: Sì, forever travelling!

Joey: Esatto, forever travelling!Quando si ha passione e si lavora duramente,cercando di sviluppare il proprio stile e provando a muoversi verso direzioni diverse, alla fine si può arrivare al successo.

 

-          Come è cambiato il vostro modo di scrivere in "War Of Kings"?

Joey: Questa è una buona domanda! Penso in effetti che ci siano delle differenze in questo album… Voi che ne pensate?

Mic: Rispetto al modo di scrivere musica? Beh, c'è questa canzone Angels…

Joey: "Angels With Borken Hearts"?

Mic: Sì quella! Quella l'abbiamo scritta interamente in studio mentre registravamo l'album ed è una cosa che non avevamo mai fatto prima!

Joey: Penso che quel pezzo insieme a "PraiseYou" abbiano rappresentato per noi un nuovo modo di registrare e scrivere; sono pezzi che significano molto per noi, sono dinamici, commuoventi, ma anche…

Mic: Divertenti!

Joey: Esatto, divertenti! "War Of Kings" è un album divertente, spensierato…

 

-          E' altrettanto divertente suonarli live questi brani?

Joey: Sì! Abbiamo suonato "Praise You" dal vivo, ma ancora non abbiamo fatto "Angels", credo che a un certo punto decideremo di suonare anche quella. Ma i pezzi che sono davvero pazzeschi da fare dal vivo sono "Nothin' To Ya", "Hole In My Pocket", insomma le rocker!

 

-          Pensate che hard&heavy, e adesso anche dark, un po' più lenta ma sempre emozionante possano essere le parole giuste per descrivere la vostra musica oggi?

Joey: Direi anche dinamica, potente; siamo diventati più abili nell'esprimere emozioni, nel comporre musica più spensierata… Negli anni 80 e 90 la nostra musica era più monodimensionale, più cupa, le canzoni erano quasi allo stesso livello. Adesso ci divertiamo molto di più!

 

Un giornalista palesemente senza voce tenta di fare una domanda emettendo incomprensibili suoni, causando l'ilarità di Joey che dice:

Joey: Ecco questo sono io dopo ogni show  e quando torno a casa dopo 3 mesi di tour! Parlo esattamente così!

Il giornalista, incoraggiato, si riprende e, mettendocela tutta, snocciola la sua domanda:

-          Prima di venire qui ho detto in giro che sarei andato a vedere gli Europe e la gente mi diceva "Davvero? Sono ancora in giro? Adoravo The Final Countdown!", ed è tutta gente che non ha mai ascoltato musica Rock. Quindi è chiaro che appartenevate a una Golden Age di musica Rock, quasi Pop, e adesso i tempi sono cambiati; cosa vuol dire essere musicisti oggi, specie se paragonato a quello che voleva dire esserlo allora?

Joey: Negli anni 80 eravamo giovani… Imparavamo a conoscere gli studi di registrazione, i produttori e tutto il resto. Adesso sappiamo come registrare un disco! Ci interessano molto i vari procedimenti, ci divertiamo in un modo diverso!

 

-          Sì ma negli anni 80 vendevate milioni di dischi, cosa che adesso non succede; oggi dovete andare in tour per vivere…

Joey: Andare in tour è importante, il merchandise è importante, lavorare al nostro sito è importante, lo è adesso come lo era allora. Ma per noi fare dischi è sempre molto importante, ci mettiamo anima e cuore e ppi andiamo in tour. Ma, ripeto, per noi fare album è sempre importante!

Ian: Al giorno d'oggi, specie se paragonato agli anni 80, devi davvero essere bravo per salire su un palco, per spaccare culi e offrire uno show incredibile! Oggi ci vuole un'ottima band per andare in tour là fuori e avere successo. Noi siamo fortunati perché abbiamo tutti questi elementi, e questo è il motivo per cui siamo sopravvissuti e ancora sopravviviamo!

Joey: Siamo ottimi musicisti sin dall'inizio, e questo aiuta..

 

-          Come ci si sente ad andare avanti con la line-up originale di "The Final Countdown" dopo quasi 30 anni?

Joey: Molto fortunati! Abbiamo lavorato in band diverse, con musicisti diversi, adesso possiamo lavorare con persone che conosciamo e fare un bel lavoro.

Mic: Dopo la prima separazione ci siamo resi conto di quello che ci mancava stando divisi, la chimica tra noi, il divertimento… Adesso sappiamo che volgiamo suonare insieme per il resto della vita!

Joey: Da quando siamo tornati insieme sono passati 11 anni; il primo pezzo di strada fatto insieme negli anni 80 è durato 10 anni, quindi questa volta possiamo dire che stiamo insieme da più tempo che mai! Ed è bello!

 

-          Vi aspettavate un così grande successo? E come siete cambiati come persone?

Ian: Intendi dire negli anni 80? Beh all'inizio era come essere su un treno in corsa lanciato a mille chilometri all'ora! Quando "The Final Countodwn" ha iniziato a scalare le classifiche tutto ha iniziato ad andare così velocemente che non abbiamo nemmeno avuto il tempo di riflettere su quello che stava succedendo! Era come essere risucchiati in un vortice. Quindi sì penso che siamo cambiati; negli anni 80 ruotava tutto su andare alle feste, uscire, divertirsi, vivere il sogno del Rock'n'Roll, invece adesso siamo più concentrati sul business e su quello che ci ruota attorno.

Mic: Sono d'accordo. Penso che oggi apprezziamo di più quello che facciamo e che abbiamo. Allora pensavamo a divertirci, oggi siamo consapevoli di quanto siamo fortunati.

Joey: Direi che come musicisti abbiamo imparato cosa fare e cosa NON fare! Se ti tieni stretto il cervello e non partecipi a troppe feste, cercando di tenere tutto insieme, allora puoi imparare dal periodo che vivi cosa fare e cosa è meglio non fare nel futuro. Almeno, si spera! Noi abbiamo imparato come si produce un disco, come si mettono insieme diversi stili di musica e di testi ; e quando è così ci si imbarca in una nuova avventura!

 

-          L'anno prossimo "The Final Countdown" festeggerà trent'anni; avete qualcosa in programma per quest'evento, magari concerti in cui suonerete tutto l'album dall'inizio alla fine?

Joey: Non possiamo parlarne troppo. Sappiamo che faremo qualche show per festeggiare durante tutto l'anno. Ma saremo anche impegnati, faremo un nuovo album, saremo in tour , insomma saremo molto impegnati ma prima della fine dell'anno faremo di sicuro alcuni show per festeggiare il trentennale, ma ancora non abbiamo fissato nulla. Sappiamo solo che faremo qualcosa!

 

Il tempo a nostra disposizione è già finito; 13 minuti di conferenza terminati con alcune foto dei Nostri schierati davanti a un tendone nero, e noi fotografi e giornalisti che ci davamo il cambio per immortalarci insieme agli svedesoni in questo red carpet improvvisato.

Non nego che i tre sembrino un po' freddini, quasi non vedessero l'ora di scappare via; ma in fondo, come a tutte le grandi Star, gli si perdona tutto (o quasi, io un po' sono delusa…).

Joey, Mic e Ian fuggono via visibilmente sollevati, noi usciamo dal locale e attendiamo che il concerto inizi, sperando di non rimpolpare la cronaca nera dei telegiornali di domani…

Appuntamento all'anno prossimo, con il trentennale di "The Final Countodown"e un nuovo album.