L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Intervista: Fastway

A volte ritornano: è il turno dei Fastway. Rimpianto, denigrato o, peggio, dimenticato, Eddie Clarke torna alla carica con un disco ed una formazione nuovi di zecca. Gli anni non sembrano passare per colui che ha contribuito a rendere leggendari i Motörhead…

di

 

Finalmente i Fastway sono tornati assieme. Da chi è partita l’idea di rimettersi in pista?

Tutto è cominciato nell’estate del 2007. Steve Strange, il nostro batterista, organizzò alcuni show. E non potevo certo oppormi al rientro on stage dei Fastway.

 

Come mai avete impiegato ben quattro anni per pubblicare il nuovo album?

Ci eravamo divertiti parecchio nel 2007. Così nel 2008 Toby (ND: Jepson, già con Little Angels e Gun) ed io decidemmo di scrivere dei brani. Ma fu proprio in quel periodo che il nostro bassista Steve Mcmanus decise di mollare la band. In seguito anche Steve, l’artefice della nostra reunion, si tirò fuori a causa di altri suoi concomitanti impegni. Avevamo composto la maggior parte del materiale, però non eravamo in grado di andare avanti. Successivamente Toby ebbe un’ulteriore proposta da un altro gruppo e decise di accettarla. Naturalmente, non ero contento di tutto quello che stava accadendo. Io e Toby non ci siamo più visti fino all’estate del 2010 quando gli suggerii di registrare i brani che avevamo messo a punto. Fu d’accordo e “Dog Eat Dog” prese finalmente vita.

 

Cosa ti indusse a ritirarti dalle scene anni fa?

In realtà, non ho mai smesso di far musica. A casa ho uno studio di registrazione e ci passo parecchio tempo. Se poi fai riferimento al suonare dal vivo, devo ammettere che non è tanto facile mettere su una band con cui esibirsi. Anche se hai degli show fissati.

 

Al giorno d’oggi, sinceramente, senti di provare la stessa eccitazione che avevi agli inizi?

Quando diventi un musicista professionista le cose purtroppo cambiano. Ed il tuo sogno sembra tramutarsi in un lavoro. Un buon lavoro. Tuttavia il divertimento si trasforma in stress e, come ben sai, le relazioni all’interno di un gruppo, possono diventare alquanto complicate. E le persone su cui pensi potresti fare affidamento finiscono con non l’essere lì proprio quando hai bisogno di loro…

 

I musicisti sono soliti affermare che il loro ultimo album è il migliore da loro inciso. Anche tu la pensi così?

Sicuramente questo lavoro penso sia la miglior cosa che ho fatto dal 1983.

 

A chi (o cosa) si riferisce il titolo del disco?

E’ un’idea di Toby. E noi l’abbiamo seguita. Perciò se cerchi un significato più profondo, temo che tu debba chiedere proprio a lui.

 

Dal vivo probabilmente proporrete alcuni nuovi brani. Pensi che reggeranno bene il confronto con la vostra gloriosa, passata produzione. Avete in programma di ri-arrangiare taluni dei vostri hit?

Credo che le tracce più recenti suoneranno splendidamente dal vivo. Ed, indubbiamente, abbiamo una vasta scelta di cose datate da cui attingere. Sono assai fiducioso che vecchio e nuovo funzioneranno bene.

 

Toby ha fatto un gran lavoro su “Dog Eat Dog”. Quanto c’è di suo nel songwriting, oltre ai testi?

Sì. Il nostro è stato un vero lavoro di squadra. Ed, inoltre, è stato parecchio utile essere affiancato nella scrittura da un cantante che è anche bassista.

 

Cosa differenzia Toby dai tuoi precedenti frontman Dave King e Lea Hart? Pensi che questi cantanti abbiano dei punti in comune?

In realtà no. Sono tutti e tre differenti e ciascuno ha la propria maniera di affrontare le cose. Devo confessare che lavorare con Toby è stato un autentico piacere. E mi sono davvero divertito nel registrare questo cd. Che è la miglior cosa registrata dal primo album dei Fastway.

 

Come sei arrivato a Toby? E’ stata la tua unica scelta o c’erano altri candidati in ballo?

Sono arrivato a lui grazie a Steve Strange. Che non soltanto organizzò nel 2007 il nostro comeback dal vivo ma scovò pure Toby. Avevamo bisogno di un cantante e Steve disse di conoscere un tizio. Che era Toby. Lo provammo ed il gioco era pressoché fatto.

 

Una curiosità: che ne pensi dei Flogging Molly, la band attuale di Dave King?

Li conosco pochissimo, a dire il vero. Dave, comunque, ha sempre voluto fare qualcosa di stampo irlandese e sono sicuro che oggi è contento…

 

Venendo all’album: il riff di “Sick As A Dog” penso sarebbe perfetto per i Motörhead...

Sono pienamente d’accordo con te. Tra tutti i riffs, “Sick As A Dog” sarebbe l’ideale per i Motörhead. In effetti ho scritto i migliori riffs dei Motorhead…

 

“Leave A Light On”, invece, mi ha ricordato parecchio l’approccio del vostro epocale debutto…

Già, contiene il classico riff à la Fast Eddie Clarke! E’ stato l’ultimo che abbiamo completato in una session lo scorso agosto. E ci sembra tuttoggi alquanto fresco.

 

“Dog Eat Dog” contiene brani recenti od anche outtakes dei vostri precedenti ellepì?

E’ tutta roba nuova. E penso che le canzoni formino un’amalgama perfetta.

 

E’ splendida la combinazione a cui siete pervenuti tra brani classici e produzione moderna…

E’ proprio l’obiettivo a cui miravamo. E continuavamo sempre a ripeterci che l’idea di partenza era di riprodurre esattamente ciò che avevamo composto. Toby ha fatto un gran lavoro alla produzione, ma parte del merito va pure a Ewan Davies, che è uno straordinario ingegnere del suono.

 

La line-up dei Motörhead con te, Lemmy e Phil “Philty Animal” Taylor è da molti considerata quella per antonomasia. Ed i dischi incisi da questo terzetto sono quelli che ancor oggi vendono di più…

Sono molto orgoglioso del periodo trascorso con i Motörhead. Sono stati i miei anni migliori ed è un vero peccato che le tutte le belle cose debbano aver fine. Come dicevi, quegli album hanno superato la prova del tempo ed ancor oggi suonano grandiosi.

 

Quando abbandonasti i Motörhead pensavi di averli portati al loro top?

Non fu una mia idea quella di lasciarli. Pensavo che sarei morto con loro, ma Phil e Lemmy la pensavano diversamente. Credo che loro sapessero che i Motörhead erano giunti al capolinea con me. Ecco perché fecero quel che fecero…

 

Quali sono le tue canzoni preferite di Motörhead e Fastway? E quali, invece, non vorresti mai aver scritto (se ce ne è qualcuna)?

Ce ne sono tante. Alcune le ami alla follia, altre le odi, è facile sia così quando hai una carriera lunga come la mia. La mia favorita dei Motörhead resta “Overkill”, mentre quella dei Fastway spero sia il brano che ancora devo scrivere…

 

Hai mai pensato di coinvolgere anche Pete Way in questa reunion?

No. Pete ed io siamo buoni amici. E preferisco che la cosa continui ad esser così. Ciò che abbiamo fatto è stato consegnato agli annali ed oggi abbiamo entrambi vite diverse…

 

Non sarebbe ora di ristampare il catalogo dei Fastway?

Purtroppo, non ne possiedo i diritti. Ma sono sicuro che, se “Dog Eat Dog” venderà bene, quei bastardi avidi che li posseggono penseranno di fare delle ristampe.

 

Infine: cosa riserverà il futuro per Fast Eddie Clarke?

Spero di partecipare ad alcuni festival la prossima estate. E, se l’album andrà forte, anche di partire in tour. Tutto va alla perfezione oggi. Qualunque cosa accada, abbiamo pubblicato un grande disco…