L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Intervista: Korpiklaani

 

Anni fa, vedendoli sul palco, qualcuno aveva preso i Korpiklaani come un evento folkloristico destinato a rimanere tale, ora dopo la pubblicazione dell’ottavo album, “Manala”, tornano in Italia per ben quattro date di un lungo tour che li vede fra i nomi di maggior successo della scena metal degli ultimi anni. Abbiamo approfittato così della prima data italiana, al Temporock di Gualtieri, poco prima dell’apertura dei cancelli, per scambiare qualche battuta con il bassista della band Jarkko Aaltonen.

intervista e foto live di

 

Bene, avete da poco lanciato il vostro nuovo album, “Manala” (spero di averlo detto bene!), come stanno andando le cose con questo disco?

Sì più o meno è giusto come lo hai detto! Mmm… è uscito intorno a Settembre o Agosto dell’anno scorso e mi sembra che sia stato accolto abbastanza bene.. non era per nulla scontato che venisse accettato così bene poiché questo disco era chiaramente un poco più dark, perlomeno un album un po’ più dark per noi. Ovviamente alcune persone preferiscono questo più dei lavori precedenti. Abbiamo suonato queste canzoni sul palco e abbiamo visto bene come funzionano naturalmente.

 

Siete Soddisfatti quindi del risultato finale?

Sì, come ho detto, avendo suonato le canzoni durante i nostri show abbiamo visto che funzionavano ed erano state ben accolte anche dal pubblico, così siamo arrivati a suonare sette, otto canzoni del nuovo album vedendo che funzionano bene e questo per noi era la cosa più importante.

 

Spiegaci un po’, qual è il significato della parola “Manala” in finlandese?

Manala è il mondo sotterraneo: ovvero il mondo della morte. Nella mitologia finlandese è il luogo in cui il vanno morti.

 

Un significato molto vicino al tipo di album che volete fare mi pare di capire…

Molte delle canzoni che sono sull'album riguardano la morte e il mondo dei morti, ed è stato proprio per questo che abbiamo chiamato l'album così.

 

Come avete scritto i pezzi?

Non abbiamo mai veramente avuto il modo di scrivere le canzoni insieme. Sono sempre i singoli che individualmente scrivono a casa i pezzi, registrandoli.

 

Siete soddisfatti di come suona l’album?

Sì penso che abbiamo raggiunto il giusto suono... cioè dico, penso che ogni album suoni meglio del precedente... visto che penso che abbiamo fatto un album musicalmente migliore ogni volta e per questo crediamo sia un album migliore del precedente. Penso che le nostre canzoni siano migliorate nello stesso modo in cui il nostro suono è diventato sempre migliore.

 

C’è una canzone che preferisci in quest’album?

Non posso pensare ad un pezzo in particolare, intendo: è completamente differente ascoltare una canzone che ti piace e suonare una tua canzone che ti piace perchè quando la suoni  sei tu che la suoni  e una canzone che vuoi suonare non é necessariamente una canzone che vuoi ascoltare e viceversa.

L’album è solo in finlandese. È meglio cantare nella propria lingua madre?

Sì lo abbiamo fatto per gli ultimi quattro album…

E’ importante per voi?

Sì, l’idea originale, e parliamo di dieci anni fa o qualcosa del genere, era di fare una band che cantasse in finlandese, ma ai tempi le liriche finlandesi che elaboravamo non suonavano così buone, così i primi dischi sono stati in realtà lanciati in inglese. Quando abbiamo cominciato a fare testi migliori ci siamo mossi verso l’uso della lingua finnica e ora da qualche album facciamo tutto nella nostra lingua madre.
 

Ma avete lanciato anche una versione in inglese per Manala…

Sì perché è sempre stato così prima che ci spostassimo sul finlandese, intendo che le persone chiedono cose del tipo “come mai non più inglese” e noi abbiamo pensato “ok, vi diamo una versione in inglese”: avevamo avuto un’idea più complicata all’inizio, volevamo lanciare due separati album in due differenti lingue e quindi, quando abbiamo pensato che sarebbe stata una cattiva idea, abbiamo pensato di farlo in questo modo: in finlandese come pensavamo e quindi l’intero disco rifatto in inglese come bonus track. Così la gente capisce che siamo ancora convinti dell’idea di usare il finlandese come inizialmente volevamo e l’inglese lo abbiamo confinato ad solo ad un bonus.

 

Fate un discorso contrario rispetto alle maggior parte delle metal band che per semplificare fanno uso dell’inglese anche se non è la loro lingua madre. È più facile per voi?

Sì, penso che sia facile cantare quando lo fai nella tua lingua madre, così non ti devi concentrare su null’altro che quello che stai cantando, così sembra che tu abbia più confidenza con quello che stai cantando. E’ più naturale, puoi cantare più cose, cosa posso dire… ti senti libero quando canti.

 

C’è anche qualcosa della tradizione finnica nei vostri testi?

Sì, chiaramente è quello che è alle nostre radici… è qualcosa che solo ogni finlandese capisce bene e tradurlo bene in inglese è qualcosa d’impossibile, ci sono così tante cose racchiuse in una sola parola.
 

È l’ottavo disco come Korpiklaani magari è il momento di fare qualche bilancio della carriera, qual è stato il periodo migliore?

Non penso mai in questo modo le cose… non penso mai a questa come una carriera, è solamente che come cominciamo qualcosa qui, lasciamo stare una cosa là… e questa è la via… E’ perlopiù per via della vita che faccio che penso e faccio e chiaramente come in ogni tipo di vita, qualche volta va bene, qualche volta peggio. E tu quindi pensi “ok” e ricordi che gli ultimi tre anni e intuisci che sono stati buoni ma ti stai già aspettando di più dal prossimo album perché sai che può andare meglio.
 

Qualcosa che vorresti cambiare?

No, penso non abbia senso iniziare a pensare una cosa del genere.
 

Avete fatto ben otto dischi in dieci anni, qualche segreto?

Non c’è nessun segreto in questo… abbiamo imparato il modo di lavorare e nel passato lo abbiamo fatto anche perché il modo migliore di migliorare per una band è sicuramente quello di lanciare uno o addirittura magari due dischi in un anno, poi magari con il tempo arriveremo a farne uno ogni tre anni.
 

Avete passato anche molto tempo sul palco, qual è la cosa più folle accaduta?

Non saprei… c’è sempre qualcosa che succede, ma è difficile dire qual’è quello più folle. Quando sei lì sei in una condizione in cui non ti ricordi qualcosa in particolare.
 

Cosa pensi del mondo della musica oggi?

La musica in generale è diventata qualcosa che consumi a piacimento… Penso a quei ragazzini che stanno lì tutto il giorno, scoprono una canzone che piace e ascoltano solo quella per le prossime tre settimane, e quindi avanti con la prossima… Forse è così maggiormente nell’ambito della musica mainstream, penso che il pubblico heavy metal sia fatto ancora di gente che apprezza tutti gli aspetti di una rock band, molti vanno a vedere gli show e molti comprano ancora i dischi e così non penso che il nostro settore si stia spostando così verso una sorta di “one song only world”. Penso ancora che quando parliamo di heavy metal queste cose non succedano, penso ancora che gli album full length rimarranno per sempre specialmente nel mondo metal, quello dove ti puoi perdere in un concept album, quello dove puoi avere band che possono scrivere canzoni lunghe mezz’ora se vogliono… sfortunatamente penso che non potrà sempre essere così, potrebbe anche essere che nei prossimi dieci anni l’industria musicale crolli o qualcosa del genere.
 

Siete considerati una folk metal band, ma quali solo le vostre vere influenze?

Ci sono un sacco d’influenze, però tutte più o meno dello stesso periodo, tutti noi bene o male adoriamo le stesse cose, vedi stiamo ascoltando qualcosa di classico come Iron Maiden o WASP e in generale qualcosa che viene dagli 80s, così come anche il thrash. C’è anche qualcosa della musica folk tradizionale, su cui ci siamo focalizzati, ma penso che oggi siamo più influenzati dall’heavy trash metal tradizionale che dalla musica folk.
 

Siete venuti in Italia un sacco di volte, come vi trovate? Cosa vi piace di più?

Siamo abituati a mangiare bene, ma oggi non sembra essere la giornata giusta eheh. No abbiamo una buona relazione con la gente italiana, fin dalla prima volta che siamo venuti qua da voi, penso fosse a Roma nel 2006, penso siate bella gente, buon pubblico, niente di cui lamentarsi a parte la temperatura del van... eheh
 

Abbiamo finite l’intervista, volete dire qualcosa ai nostri lettori?

No non ho nulla da dire veramente.. eheh (e qui parte una qualche parola finlandese che non vi riportiamo per mancata comprensione… eheh)
 

Grazie a voi!