L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

Recensioni: Pandora

"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

Recensioni: Danko Jones

“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

Recensioni: Paolo Siani ft Nuova Idea

"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Live Report: Kamelot

KAMELOT

Estragon di Bologna

13 Novembre 2012

testi e foto di

I Kamelot sono tornati. E non solo dal vivo. Un disco più che discreto (quasi buono se vogliamo dirla tutta) che finalmente riporta stabilità ed un tour da headliner che finalmente li catapulta nuovamente al centro della scena metal. Sono passati anni da quando vidi la band di Thomas Youngblood dal vivo, c’era ancora Roy e molti dischi non erano stati ancora registrati, ma la sostanza non è diversa da quella del 13 novembre 2012. Una prestazione fatta di canzoni e professionalità, precisione e determinazione a servizio di un pugno di canzoni vincenti ed apprezzate dai fan italiani. Ma prima dei bravi Kamelot è necessario parlare delle 3 band che sono state protagoniste della serata bolognese: i Blackguard, i Triosphere e gli Xandria. I primi seppur bravi e coinvolgenti non sono stati in grado in convincermi appieno, nonostante i ragazzi sotto il palco apprezzassero appieno la proposta dei canadesi. Un death melodico (o giù di lì) poco più che sufficiente dal vivo non può mutare in qualcosa di miracoloso in sede live. Discreti dal vivo, ma niente di significativo da tramandare ai posteri. Discorso diverso per i Triosphere, combo a me del tutto sconosciuto che ha saputo solleticare la mia curiosità con belle canzoni ed una prova da applausi. Il loro symphonic/prog mi ha convinto, facendomi ritornare alla mente sensazioni che credevo perse dalla dipartita degli Angel Dust. La brava Ida (voce e basso del quartetto norvegese) ha saputo sfruttare la mezz’ora offerta da questa serata, con canzoni compatte, di qualità e dalla apprezzabile melodia. Una sorpresa talmente gradita che non ho potuto far a meno di prendere i loro due dischi tra le mille offerte del merchandise. Per il sottoscritto la migliore band di supporto della serata. Discorso assolutamente diverso per gli Xandria. Mi spiace davvero per i molti fan degli Xandria, ma la prova del quintetto tedesco è stata assolutamente deludente. Slegati, poco convincenti e drammaticamente “cheesy” nelle loro melodie. Molto mestiere e “pose” da anni ’80, ma la sostanza è di certo mancata. Un concerto sbagliato? Forse, ma non credo ci sia molto di più nel loro canonico heavy sinfonico/operistico. Dopo una breve attesa è stato finalmente il momento degli headliner ed una “Rule the World” a sorpresa scelta per aprire il live dei Kamelot. Una canzone lanciata addosso ad un pubblico desideroso di rivedere finalmente il quintetto Americano/Europeo in Italia. Inutile dire che tutti gli sguardi erano rivolti verso il nuovo “cavaliere”: Tommy Karevik, e la prestazione del vigile del fuoco (!!!!) svedese è stata convincente e professionale. Perfettamente a suo agio nell’interpretare le canzoni scritte e cucite a misura di “norvegese”. “Center of the Universe”, “Karma”, la terremotante “March of Mephisto” e “Forever” sono apparse convincenti anche con una voce diversa, ma sempre educata e potente. Presenti anche le nuove “Torn”, “Song For Jolee” e “Sacrimony” , in grado di non sfigurare di fronte ad una serie di canzoni storiche ed amate da un pubblico molto eterogeneo. Un gran bel concerto ed un pubblico soddisfatto appieno dalla prova dei Kamelot e di tutte le altre band presenti. Ora non resta che attendere per vedere se i problemi di stabilità siano definitivamente risolti, perché con il prossimo disco e tour i Kamelot dovranno dimostrarsi nuovamente grandi come qualche anno fa. Avanti così.