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Live Report: SPECIALE SWEDEN ROCK FESTIVAL 2012

SWEDEN ROCK FESTIVAL 2012

Sölvesborg, Svezia

 6-9 Giugno 2012

di (in ordine alfabetico):

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Anche quest’anno, come oramai negli ultimi sette, la troupe di Flashforward non poteva mancare all’evento rock dell’anno, quel prato che tutti o quasi i rocker europei e non solo sognano di calpestare prima o poi, per noi è oramai una piacevole abitudine d’inizio estate (o meglio fine primavera visto il “fresco” clima svedese): lo Sweden Rock Festival!

 

Così anche quest’anno, come consuetudine, la truppa si è radunata in quel di Norje a partire dal Martedì sera, chi arrivando dal Muskelrock ed alcuni giorni di vacanza in giro per la Svezia, chi direttamente dall’Italia. Il clima è ancora freddo (o meglio gelato diremmo) ma il pubblico lentamente fluisce al tendone del ristorante adiacente allo Sweden Rock Shop, che quest’anno si è rinnovato proponendo l’hamburger più grande di tutta la Scandinavia (e forse non solo, chi si magna 3-4 Kg di carne di hamburger?!), e che non propone come qualche anno fa, i graditi concerti di bands emergenti, bensì solo un monotono dj-set. Qualche birra in corpo aiuta e qualche nuova e vecchia amicizia già s’incrocia: si fa comunque tardi, tanto il giorno dopo si comincerà con molta calma! Il Mercoledì giungono sul campo gli ultimi pezzi della compagnia: l’immancabile Triestemetallica e Lia dalla Romagna, ora siamo al completo e pronti a tuffarci nella bolgia del giardino di Norje!

Qualche modifica è stata effettuata, e capiamo meglio quando ci danno ben due braccialetti per entrare: uno normale che varrà entrare dagli ingressi, uno che poi ci darà accesso all’area stampa/VIP. E’ stato, infatti, modificata la modalità e l’ubicazione degli accessi, da quelli “secondari” entrerà solo che è qui per lavorare nella zona di produzione, noi ci dovremo sottoporre ai normali controlli in ingresso (molto solerti e lunghi in alcune ore) e poi avremo accesso a questa nuova area backstage bar e tenda stampa ubicata in una zona opposta alla precedente, comoda al festival stage. L’area è ben organizzata, unico difetto il fatto di dover chiudere forzatamente prima delle due, dovendo poi fare passare i presenti dall’interno dell’area del festival, che chiude tassativamente alle due. Nuovo anche il palco Rockklassiker, quest’anno dedicato ai concerti “minori” e non solo acustici, spostato nella nuova area inaugurata l’anno scorso, ha sofferto molto meno dei vicini enormi stages, seppur non raggiungendo sempre e del tutto l’obiettivo di non sentirne l’influenza. Ottima, e migliorata, la situazione bagni, con la quasi totale assenza di bagni chimici (qualcuno rado presente solo all’esterno) in favore di ottimi bagni con wc classico, sempre sufficientemente puliti e senza mai grandi code.

Il bill è stato come ogni anno molto variegato, forse non completamente all’altezza di edizioni più fortunate, ma comunque abbastanza denso di rock e metal, classico e moderno, pur se forse, quest’anno, mancasse qualche chicca magari sconosciuta alle grandi masse ma sempre apprezzate dal competente pubblico scandinavo. Qualche critica è stata attirata dal nome Soundgarden così alto nel bill, ma in fondo una band del genere non poteva essere relegata ad altro ruolo. Organizzazione al limite della perfezione pur quest’anno e unico vero neo legato al clima che anche per i locali è risultato particolarmente freddo e umido per il periodo, comunque leggermente migliore di altre recenti edizioni: la mantella griffata Sweden Rock è stata comunque fra i gadget più venduti, ben più del cappellino, tanto da andare esaurita, ma come sempre non ci sono stati grandi problemi di fango o affini, nonostante tutto.

Così alla fine potremmo giusto lamentarci del prezzo della birra (giunto a 62 corone svedesi, ovvero quasi 7 euro per una bottiglietta da 500 ml), comunque andata esaurita: nella serata del sabato era rimasta in vendita solo la più piccola bottiglia di Sofiero da 330 ml, non proprio una birra sopraffina venduta a circa 5 euro.


MERCOLEDI’ 6 GIUGNO

E’ arrivato finalmente il primo giorno di festival, seppur a ranghi ridotti ed in un’area dimezzata. Il tempo è molto incerto ma tanta è la voglia di buttarsi nell’arena, così dopo una buona scorpacciata al ristorante italiano in centro a Sölvesborg, eccoci sulla rotta del festival: alle tre si aprono le porte ma ce la prendiamo un po’ più comoda e siamo dentro poco dopo le quattro, quando i Reenact, band di apertura che non attira troppo la nostra attenzione, ha quasi finito il proprio show, ma è sulla collina dello Sweden Stage che si nota una certa attesa.

 

SABATON

Il 6 Giugno, giorno della bandiera, nonché celebrazione dell’indipendenza svedese, è una festività molto sentita, le bandiere gialloblu fanno capolino ovunque tra i patriottici astanti. Considerando la loro indisponibilità ad esibirsi durante gli altri giorni del Festival, gli organizzatori hanno pensato bene di attribuire il compito di cantare l’inno svedese (“Du gamla, du fria”) agli idoli locali, i Sabaton (già nello stesso ruolo alcuni anni orsono). Va così in scena, allo Sweden Stage, uno spettacolo accorciato ma sicuramente pirotecnico (e con tanto di fuochi d’artificio!) durante il quale i metallers di Göteborg hanno anche l’opportunità di promuovere la loro ultima fatica discografica (“Carolus Rex ”) e ripresentare alcuni classici quali “Primo Victoria ” e “Gott Mit Uns” (in svedese). Mezz’oretta assolutamente coinvolgente, alla fine della quale Joakim Broden e la sua rinnovata line-up se ne escono tra gli applausi convinti dei presenti. Show breve ma intenso!

 

POMPEI NIGHTS

C’era molta curiosità in noi di assistere ad uno show dei semi-sconosciuti Pompei Nights, non solo perché la prima tiratura dell’edizione europea del loro debut album “Rather Die Than Living In Boundaries”, era andata esaurita in poco meno di due mesi dalla sua pubblicazione. Aspettative purtroppo andate in fumo dopo poche canzoni (l’album ci sembrava troppo perfetto per essere vero!), alla prova del nove, quella Live, in un Festival così prestigioso. La band di ragazzini provenienti pur dalla “magica” Stoccolma si dimostra purtroppo troppo leggerina ed inconsistente, il giovane frontman Johan "Norrland" Edlund inconsistente sul pur piccolo palco dello Zeppelin. Una cocente delusione. Che qualcosa non abbia funzionato alla perfezione?  O forse si tratta della classica band più adatta ad esibirsi in piccoli club incendiari? Li rimandiamo a qualche altra prova futura, quando si saranno fatti le ossa in giro per il mondo.

IN SOLITUDE

Di ben altro tenore il concerto che si tiene sul Rockklassiker Stage: uno dei tanti nomi giovani e svedesi che animano quella che potremmo chiamare New Wave Of Swedish Heavy Metal. Gli In Solitude si presentano davanti ad un pubblico non proprio numerosissimo, ma sicuramente partecipe. Il loro set è incendiario anche se il cantante Pelle “Hornper” Åhman, si fa notare più per il suo look parecchio particolare (pelle di volpe al collo e capelli che coprono gran parte del viso) e per il fatto di esser visibilmente avanti con l’alcool. Non capiamo se le stecche che prende ogni tanto, siano forzatamente “volute”. In ogni caso, il continuo headbanging delle prime file accompagna i nostri fino alla fine di uno spettacolo comunque abbastanza notevole. Se amate i Maiden ed i Mercyful Fate, segnatevi il loro nome, di strada ne faranno sicuramente!

FEAR FACTORY

Lo Sweden Stage ospita uno dei nomi più altisonanti di giornata, sicuramente una band fuori dagli schemi, abbastanza lontana dal solito, classico cliché offerto stilisticamente dallo Sweden Rock. Anche se la loro posizione nel bill sia abbastanza “anticipata” (alle sei del pomeriggio), la risposta di pubblico è adeguata, in una prima giornata ancora non così affollata, e l’arena di fronte allo Sweden Stage ci regala un bel colpo d’occhio. Il loro sound è noto: riffoni potenti e industrial (anche se non troppo), sparati a tutto volume, rischiando di superare spesso e volentieri il limite dei 100 decibel imposti dalle leggi svedesi. Al comando il singer Burton C. Bell, che a stento riesce a contenersi in uno stage minimale, senza lustrini e fuochi d’artificio, attaccando i nostri padiglioni auricolari con il suo famoso screaming (anche se ad esser sinceri, qualche stecca la prende anche lui). La band è in forma ed il pubblico si dimostra parecchio soddisfatto e partecipe, tanto da causare anche un continuo moshpit, una rarità da queste parti, viste le solite ferree regole del Festival. Dietro le pelli si fa sentire l’assenza di un uomo di peso quale Gene Hoglan, sostituito a fatica, per questo tour, da Mike Heller, che fatica a dimostrarsi all’altezza del suo predecessore, forse anche perché penalizzato da dei suoni di batteria non proprio perfetti. Fear Factory: sicuramente il concerto più “Loud & Heavy” di tutta la manifestazione!

H.E.A.T

Piuttosto attesi pure gli H.E.A.T: orfani del cantante singer Kenny Leckremo, che le locali cronache rosa davano per fuggito nel Regno Unito per questioni amorose, anche se in realtà aveva sofferto di parecchi problemi di salute. Il sestetto di Stoccolma si ripresenta di nuovo sul piccolo Zeppelin (come quattro anni orsono), ma con questa novità ai microfoni. Riuscirà il nuovo frontman, Erik Gronwall, dalla bella chioma bionda pettinata, vincitore di un programma televisivo (“Swedish Idol”) a sostituire nel cuore dei fans, e nello spessore artistico, il suo talentuoso predecessore? La prova del fuoco è chiaramente sul palco, in un Festival così prestigioso e famoso qui in Scandinavia. Sebbene la voce non possieda quel tocco magico che caratterizzava quella di Kenny, dobbiamo ammettere che il ragazzo non è stato reclutato solo per il suo look da belloccio, ma perché ci sa proprio fare! Il nuovo arrivato non palesa alcun timore reverenziale, ha un’ottima presenza scenica e trascina i numerosi presenti con una prestazione davvero convincente sin dall’apertura con “Breaking the Silence“! Certamente i tanti estratti dall’ultimo lavoro “Address The Nation”, plasmati attorno alla sua voce, non possono che favorirne il nostro giudizio positivo, ma anche quando si torna sui classici della band, “Beg, Beg, Beg” e “Late Night Lady” giusto per fare qualche esempio, l’impatto è comunque eccellente. Le uniche note “stonate” sono l’assolo di batteria di Crash (il peggiore mai sentito in vita nostra) e la forma fisica (triplicata?) del loro bassista Jimmy Jay…che la dieta Dukan non sia ancora arrivata a Stoccolma? La collinetta dello Zeppelin è un tripudio durante la famosissima “1000 Miles”, altro fortunato estratto televisivo, con i quali gli Heat furono finalisti al Melodifestivalen, che ne decretava il rappresentante svedese per l'Eurovision Song Contest. Altra nota di colore: la distribuzione di contraccettivi in confezioni dal divertente gioco di parole “Undress The Nation” che sicuramente avrà fatto felice qualche abitante del vicino camping nelle notti del Festival… Se poteva sembrare che la band avesse perso per strada un pezzo da novanta, torniamo con la consapevolezza che gli H.E.A.T. han trovato invece un’insperata nuova linfa e che il loro nome già parecchio famoso in Patria non potrà che avere un radioso futuro. Buona fortuna!


ENTOMBED

Posizione nel bill del Festival molto prestigiosa e di assoluto rispetto, (poco prima degli headliners della prima serata), quella assegnata agli svedesi Entombed. A giudicare dalla folta presenza di pubblico, la decisione degli organizzatori sembra esser stata apprezzata dai più. Il loro show è all'altezza di questo compito e dopo tanti anni di carriera, i death metallers, sono ancora qui, ben pronti ad incendiare i numerosi presenti con le loro atmosfere cupe e pesanti, e con la loro musica grezza e potente che tanti proseliti ha fatto, soprattutto in Scandinavia. Momento clou della loro esibizione è sicuramente durante “When In Sodom” che fa tremare la terra con il pubblico in delirio, trascinato da un Lars Göran Petrov in splendida forma. L'album dei ricordi scorre con piacere, e si chiude con la storica "Left Hand Path". Il peso degli anni non si fa sentire poi così tanto sugli Entombed!

DYNAZTY

Ammettiamo l’ignoranza. Con un nome così eravamo pronti ad imbatterci a dei rappresentanti del più sfrenato “sleaze” tutto spandex, capelli sparati e lipstick. Invece, a gran sorpresa, ci troviamo di fronte ad una band si giovane, ma molto abile e talentuosa, dalle sonorità molto più vicine a Kiss e Whitesnake. Un’oretta di (ottimo) classic, hard/rock, quella offerta dai giovani svedesi, soprattutto grazie ad una prestazione davvero convincente del loro frontman, Nils Molin, che le cronache locali ci dicono sia stato scoperto via Myspace (à la Pineda/Journey?). il quintetto di Stoccolma, nato quattro anni fa, è qui anche per promuovere il loro terzo album, “Sultans of Sin”, uscito pochi mesi orsono, che vede pure la partecipazione di ospiti prestigiosi quali Chris Laney (musicista svedese e produttore di Crashdiet, Crazy Lixx, ecc…) e Nicke Borg (Backyard Babies). L’ennesimo nome nuovo partorito da Madre Scandinavia, conosciuto grazie a questo Festival. Una band da tenere sicuramente in degna considerazione nel prossimo futuro!

 

EDGUY

E' da poco passata la mezzanotte ed il freddo si fa davvero pungente. Sebbene sia Giugno, abbiamo dovuto a ricorrere a 2-3 felpe sopra alla classica t-shirt da festival e all’ancor più classica giacca in pelle nera. L’omino della Michelin è meno rivestito di noi…Si è alzato pure un venticello “invernale” a darci un fresco benvenuto al nostro primo giorno in terra svedese, ma non è certo il momento di mollare, proprio all'ultimo atto di questa intensa giornata. Anche perché ci sono i primi headliners del Festival, dal successo e dal divertimento assicurati: gli Edguy la Live Band per eccellenza! Il loro show è farcito dal solito mix di pezzi storici ("Vain Glory Opera"), classici ("Superheroes”), ballatone (“Save Me”), novità (“Robin Hood“), intermezzi più o meno improvvisati (“Star Wars” che segue l’assolo di batteria) e divertenti riferimenti ad altre bands (Europe, Manowar, Iron Maiden). Su tutti, il gran intrattenitore di folle, sua maestà Tobias Sammet. Il suo magnetismo, le sue corse e le arrampicate sulle infrastrutture del palco, i classici ritornelli fatti cantare in coro dal pubblico, le sue urla ai microfoni unito ad un ottimo sound, tutto fa parte di uno show che scorre via alla grande. Nelle pause tra una canzone e l’altra Tobi non smette mai di infarcire il concerto con battute a ripetizione e discorsi semi-seri (il loro primissimo tour da headliners iniziò proprio qui in Svezia), altri meno (“siamo qui solo perché ci hanno ricoperto di soldi!!!”), e qualche incidente diplomatico sfiorato (discorsi anti-finnici…). La collinetta dello Sweden Stage trema quando le migliaia di persone presenti in massa, vengono pure fatte saltare dallo scatenato vocalist. Quando i tedeschi fanno ritorno per i bis, dopo una breve pausa, sfoderano "Babylon", una parte di "The Trooper" degli Iron Maiden e la ciliegina finale "King Of Fools", mandando definitivamente in delirio gli amanti del power metal (merce purtroppo rara, quest’anno allo Sweden). Non saranno la miglior band del pianeta come Tobi cercherà di farci pensare, ma quando lasciamo l’area dopo questa prima giornata di Festival non riusciamo a toglierci un convinto sorrisone dai nostri volti. A domani! (1/4 continua...)


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