L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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RECENSIONE: Pontus Snibb 3 “Loud Feathers”

Pontus Snibb 3 "Loud Feathers”

(Rootsy)


Per Chi Ascolta: Rock classico, con influenze blues, southern, hard rock, ZZ Top per citare il primo nome della lista che viene in mente!

Pontus Snibb non è certo più un musicista alle prime armi e si è costruito negli anni una solida reputazione anche fuori dai confini svedesi grazie ai suoi Bonafide. Da qualche tempo però questo solo progetto –abbinato di tanto in tanto al ruolo di batterista per Jason & The Scorchers- gli stava stretto, così ecco, in pochi mesi, nascere qualcosa di completamente nuovo, un power-trio, costruito attorno agli amici Mats –basso- e Niklas –batteria- entrambi provenienti dai Backdraft, band poco conosciuta dalle nostre parti, ma abbastanza famosa nell’ambiente rock underground svedese. Ed ecco così uscire un disco vero e proprio dopo alcuni live show nelle sole terre patrie: i Pontus Snibb 3 arrivano al loro primo full lenght dopo pochissimi mesi e… non si tratta proprio solo un dischetto buttato giù in fretta e furia alla bene e meglio, come farebbe pensare un lavoro registrato quasi tutto in diretta ed in pochissimi ritagli di tempo. Un concentrato di energia rock’n’roll con influenze sparse (southern, hard rock, blues per citarne i fondamentali), con un sound proprio e corposo, il tutto collegato dall'ugola di Pontus, che se vocalmente ricorda molto Bon Scott degli AC/DC, ha una voce calda e personale che da quel qualcosa in più al tutto. E se i Bonafide faticano a staccarsi di dosso l’etichetta di clone degli AC/DC, questo progetto vive di vita propria, spendendo riff sguainati nel nome del rock’n’roll in senso lato, se vogliamo alternando tratti più spigolosi ad altri più morbidi, seventies quanto basta, esaltando il tutto con una registrazione che ha ben poca produzione alle spalle, ma che nel risultato finale ha un’ottima resa. E c’è tanta sostanza in un lavoro che alterna momenti di buon spessore, senza mai annoiare, dalla opener “Tag Along”, l'energica “Mental Breakdown”, giù per l’anthemica “So Crazy You Amaze Me”, la bluesy “Chasing Down A Dream”, fin in fondo quando si sciolgono le ultime distorte note della conclusiva “Saviour”. Il tutto è unto da alcune importanti presenze, dall'immancabile chitarra di Conny Bloom (Electric Boys, e più recentemente Hanoi Rocks), passando dall'harmonica di Mats Ronander (con un passato... negli Abba!), finendo con i vocalizzi di Ralf Gyllenhammar degli arcinoti (in Svezia!) Mustasch. Una buona sorpresa per incominciare questo 2012, e chissà che questa cosa vada ben oltre il solo ruolo di side project in attesa di un nuovo disco e tour con i Bonafide!


 

Cosa Funziona: Disco ben composto, non c'è che dire!

Cosa Serve: Tempo che forse mancherà dovendo dare spazio ai progetti “principali”?!