L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Recensione: Aeon Zen "Enigma"

Aeon Zen "Enigma"

(Nightmare Records)

Per Chi Ascolta: Progressive Metal, Dream Theater, Symphony X, Pain Of Salvation, Cynic

Dal Regno Unito arriva il quintetto AEON ZEN formatosi nel 2008 e già autore di due albums ("A Mind's Portrait" del 2009 e "The Face Of The Unknown" nel 2010), oggi nuovamente sul mercato con un nuovo platter ed una nuova line-up che vede il leader Rich Hinks (ch, bs, vc) scegliere una nuova strategia: invece di avere differenti ospiti che cantano i vari brani come successo finora, Rich ha arrangiato le parti vocali in maniera che lui, Andi Kravljaca (vc - Silent Call) e i guests Jonny Tatum (Eumeria), Atle Pettersen (Above Symmetry) o Nate Loosemore (Lost In Thought) si dividano le varie parti nella stessa canzone. Suddiviso in nove tracce, "Enigma" è un concept-album con un breve brano strumentale molto d'atmosfera e otto cantate ricche di chiaro-scuri, passaggi appassionati e improvvisi cambi di tempo ed umore, superbamente prodotto da Devin Townsend che ebbe la band come supporto nel suo tour del 2011 in dodici diverse nazioni. Rich con coraggio alterna e mescola generi diversi (dal rock al pop al jazz, cantati puliti alternati a growls) utilizzando come tema comune il progressive metal e il risultato che ne esce è piuttosto interessante ed intrigante. "Enter The Enigma" è lo strumentale che ci introduce partendo con ambientazioni soft per subire una graduale impennata di energia che ci proietta in "Artificial Soul", metal-prog che utilizza i chiaro-scuri di cui parlavo sopra e si fa ascoltare con piacere, mentre "Divinity" si mostra subito più complicata, heavy e con growls che 'duettano' col cantante, nel complesso un momento un pò troppo caotico come successione di idee e frasi differenti. Ci si rilassa con "Seven Hills", lento maturo e sentimentale impreziosito da un breve quanto efficace assolo di sax, e con "Warning" il climax diventa sempre più sostenuto e offre frasi più melodiche ai confini con l'heavy rock, la cui cavalcata finale si stempera nell'inizio pacato di "Turned To Ash", brano che si trasforma presto in un prog-metal scimmiottante i Cynic ed i Dream Theater, i quali ultimi diventano principali termini di paragone per le conclusive "Still Human" (bella la prova del tastierista) ed "Eternal Snow" (solenne semi-lento con importanti parti vocali su una base che subisce improvvise impennate metal coronate da growls). "Downfall" chiude lasciando spazi agli strumentisti di mostrare le proprie abilità, un finale senza infamie nè lodi che il tastierista Shaz fa sfumare negli abissi del deubbio. Prodotto a volte difficile da affrontare e gustare, con alcune scelte che possono far lasciar adito a critiche, ma anche con bei momenti di musica e liricità.


 

Cosa Funziona: l'impianto dei vocalists, la tecnica esecutiva

Cosa Serve: una maggiore fluidità espressiva e una maggiore personalità compositiva