L'Antro di Ulisse Vol. XXII


Intervista con i White Skull

Recensioni: White Skull

"Will of the Strong"


Intervista con i Thomas Hand Chaste

Recensioni: Where The Sun Comes Down

"Welcome"

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"Ten Years Like in a Magic Dream"

Recensioni: Black Star Riders

"Heavy Fire"

Recensioni: Kreator

"Gods Of Violence"

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“Wild Cat”


Intervista con i Saxon

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"Faces With No Traces"

Recensioni: Ted Poley

"Beyond The Fade"

 

 

 

 

 

Recensione: Opeth "Sorceress"

Opeth "Sorceress"

(Nuclear Blast)

Per Chi Ascolta: Prog rock

Oggi più che mai, semplificazione e raffinatezza sono le coordinate che orientano il percorso artistico degli Opeth. Mandata definitivamente in soffitta l'irruenza death metal degli esordi, i Nostri inquadrano il prog rock professandolo come credo di uno stile pressoché consolidato. Già la scelta di incidere "Sorceress" ai Rockfield Studios, la Mecca di uno certo sound vintage, in soli dodici giorni, rende l'idea dell'approccio volutamente retrò indicato da Mikael Akerfeld, incontrastato nocchiero di una nave che veleggia nel mare magnum degli anni '70. L'episodio medievale di "Persephone", lo spirito decadente e dark della titletrack, lo sfoggio d'indubbia perizia strumentale quale "The Seventh Sojourn", le melodie suadenti à la Genesis di "A Fleeting Glance", il tour de force di acrobazie tecniche rappresentato da "The Wilde Flowers" e l'episodio campestre/acustico "Will O Wisp" esprimono una ricerca sonora assai ampia, dilatata ulteriormente da una band che non teme più di osare. Rimango dell'opinione che, tra gli Opeth del 2016 ed i Jethro Tull (indubbiamente i loro numi tutelari), passi la stessa differenza che c'era tra i Led Zeppelin ed i Kingdom Come: formalmente impeccabili ed apprezzabilissimi. Ma, personalmente, continuo a preferire di gran lunga gli originali. In ogni caso, tutti i fans del gruppo svedese vadano a colpo sicuro: la qualità di "Sorceress" non li deluderà assolutamente.


 

Massima Allerta: "The Seventh Sojourn"

Colpo Di Sonno: L'effetto deja vu è dietro l'angolo