L'Antro di Ulisse Vol. XXII


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Recensione: Project: Patchwork "Tales From A Hidden Dream"

Project: Patchwork "Tales From A Hidden Dream"

(Progressive Promotion Records)

Per Chi Ascolta: Metal Progressive, AOR e Progressive Rock

E' con piacere che vi presento un nuovo progetto della prolifica Germania in ambito Rock Progressivo, Project: Patchwork. La mente costruttrice è quella di Gerd Albers, compositore, chitarrista, tastierista e cantante che si combina con quella del chitarrista Peter Koll. La lista degli artisti che vanno a coadiuvare questo album è davvero lunga e stellare, sono più gli special guest che le canzoni. Una lista lunga a cui poche volte nella mia navigata carriera di scribacchino, mi sia capitato di assistere! Molti gli strumentisti tedeschi, per fare alcuni nomi si incontrano Kalle Wallner alla chitarra (RPWL), Martin Schnella alla chitarra (Flaming Row, Seven Steps To The Green Door), Marek Arnold alle tastiere (Seven Steps To The Green Door, Toxic Smile, Cyril, United Progressive Fraternity) ed altri ancora. Tutto questo può fare intuire la direzione artistica di questo progetto a chi di voi è ferrato ed amante di questo stile. Ci sono anche i fiati di Claudia Orth (flauto) e di Marek Arnold (sax soprano, oltre che il bouzuki di Yossi Sassi (ex Orphaned Land). Il totale ammonta a 40 musicisti e ben tre produttori! Il libretto interno che accompagna il disco è al riguardo dettagliatissimo, con tanto di spiegazione brano per brano e nominativi di chi vi partecipa. Questo è il sogno giovanile di Gerd Albers, che vede realizzarsi soltanto oggi nelle nove canzoni di "Tales From A Hidden Dream". Dentro ci sono le suite, "Oblivion" di tredici minuti e mezzo e "Incomprehensible" di diciotto, a coronamento di uno stile musicale che negli ultimi mesi di questo 2015 sembra rivivere nuove attenzioni sia da parte del pubblico che dei media. Si comincia con il piano sognante di "Beginning", brano scritto nel 2012 e suonato da Johannes Hahn e da Marek Arnold al sax, per poi passare alla prima suite datata 2014, "Oblivion". Qui di cose ce ne sono da ascoltare, dagli interventi elettronici alle chitarre Hard, agli arpeggi fino ai buoni assolo (specie di chitarra) e cambi di tempo. Cantano Lars Begerow (Row, Flaming Row" e Claudia Kettler. Ci sono perfino passaggi in growl! Non nascondo che il mio pensiero spesso va rivolto ad Ayreon, dell'olandese Arjen Anthony Lucassen, ma quando si è avanti a questi progetti colossali credo sia inevitabile. Le melodie sono gradevoli, si sogna e ci si emoziona. "The Turning Point" è affidata alla voce di Olaf Kobbe e cavalca fra epicità, Hard Rock ed AOR. "Elysium" con i suoi cori formati da voci soprano, alto, tenore e basso è un breve intervento di un minuto che porta a "Land Of Hope And Honour" ed alla voce angelica di Jessica Schmalle. Canzone Folk d'impatto emotivo elevato, amplificato dal dolce flauto di Claudia Orth e dall'assolo conclusivo di Pinkfloydiana memoria di chitarra. C'è di bello che sono "canzoni", non solo Progressive a manetta, restano anche memorizzate alla mente, come la rocchettara "Not Yet". Si ritorna principalmente all'acustico con "Every End Is A Beginning", cantata in tedesco da Magdalena Sojka, il momento più semplice dell'intero disco. Influenze classiche per la ripresa di "Oblivion", qui con il titolo "Oblivion Things". Il disco si chiude con la seconda suite (in verità è un demo), "Incomprehensible". Concedetemi il termine "Opera Rock", anche se non lo è a tutti gli effetti. Un disco ben confezionato sotto tutti gli aspetti, questo si.


 

Cosa Funziona: L'idea di cambiare stile molto spesso funziona per la fruibilità dell'ascolto.

Pelo Nell'Uovo: Una mancanza di carattere vero e proprio, quello che all'ascolto riconduce all'artista.